Winter Severity Index: Human Taxonomy

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winterAncora una tappa di rilievo per il progetto Winter Severity Index che, nel giro di pochi anni, è riuscito a conquistarsi fama notevole fra i seguaci del genere dark/cold wave e non solo, tanto da aver ottenuto ottima visibilità all’estero, partecipando anche a vari festival internazionali. Human Taxonomy, l’ultimo lavoro, è uscito lo scorso 15 maggio per Manic Depression Records e le reazioni positive non si sono fatte attendere. Il titolo dell’album fa comprendere la complessità dei temi toccati nei testi, incentrati sull’alienazione dell’uomo prigioniero di ruoli precostituiti dei quali è difficilissimo liberarsi; la musica si adegua alle nerissime visioni di Simona Ferrucci che, ora come non mai, si dimostra una delle più significative e fini ‘interpreti’ di ansie e sofferenze del mondo moderno. Apre la strumentale, bellissima “Paraphilia”, il cui titolo dal sapore ‘erotico’ risulta già discretamente inquietante, con un’oscuro scenario elettronico ove una chitarra ‘impazzita’ lancia feroci ‘stilettate’ imprimendo ferite profonde e il basso sembra intonare ‘segnali’ di guerra; rientriamo in ambito new wave classico con la successiva “Athlete”, che, se mostra una somiglianza con i primi Cure principalmente nell’uso del basso, è per ricavarne un’atmosfera ben più tetra e, soprattutto, spietatamente ‘ghiacciata’. “A Quiet Life” esordisce sempre a suon di basso e, mentre la tessitura elettronica crea una sorta di opprimente cappa, la voce di Simona pare rispecchiare infiniti, inesprimibili tormenti, ed i tenebrosi colori non cambiano, espandendosi poi, nella seguente “Waiting Room”, in orizzonti disperatamente lontani. Infine, sfumata “Backstroke”, dalla melodia sognante ed evocativa ma ‘punteggiata’ dalla secca ritmica e dal solito cupissimo basso, troviamo due gran pezzi: la ‘danceable’ “Drums Of Affliction”, ancora una volta di cureiana memoria, e  “5 AM”, più lenta e cadenzata, dal tenore vagamente rituale, a chiusura di un album importante e pieno di fascino che, giustamente, non mancherà di suscitare ulteriore risonanza.

 

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