DaGeist: 40

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dageist_40Lille, città del Nord della Francia industriale, ha dato i natali ad un altro nuovo gruppo, i Dageist, che come suggerisce il nome del loro cantante Davide Schiavoni, ha nel suo DNA anche geni italiani.

Provando un’analogia tra Lille e la mia città, Torino, voglio iniziare la mia recensione dal secondo pezzo di 40, loro album d’esordio: “In my city” mi ricorda l’anthem sull’alienazione urbana delle città/dormitorio dei Raugh “Torino è la mia città”. Qui però alla rabbia punk si sostituiscono le atmosfere più cupe e senza speranza tipiche della cold wave d’oltralpe.
Sulla medesima scia si collocano “No one is innocent”, dai riff tormentati su ritmi dalla cadenza dura.
Tornando all’inizio di questo lavoro, “Lake of love” è un pezzo dove una base ritmica a cavallo tra post punk ed EBM (questo è forse il tratto che più caratterizza la loro musica, come una firma) si alterna a chitarre che arpeggiano sulle scie dei primi U2.
“Stereo” ha una base ritmica ballabile ed una bassline “joy divisioniana” interrotta da intermezzi rumoristi, ai quali serve un refrain che risuona in mente per lungo tempo anche quando la canzone è finita.
“Amazing” ha un intro elettronico che sfuma in una musica ed un cantato particolarmente oppressivi e tormentati.
“Demon’s time” è un pezzo piacevolmente ritmato, con suggestioni wave.
“Trash Disco” è duro, quasi rabbioso, e la tensione si sente anche nel cantato energico, nervoso.
“Comon”, il pezzo che chiude questo album ha ancora un’atmosfera fibrillante, stemperata soltanto da alcuni stacchi più armonici di chitarra e tastiere.

Un buon esordio di un gruppo da seguire e perché no, da vedere dal vivo.

 

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