Lacuna Coil: Delirium

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lacunacoildeliriumQualche numero. Vent’anni da “Ethereal demo” (era il 1996, omioddio sembra ieri…), rimasti in quattro (il solido quadrilatero del castrum), i LC danno alle stampe Delirium, e siamo a quota otto, escludendo EP, DVD, best of. Andrea Ferro e Marco Coti Zelati dirigono con determinazione un disco immediato, nervoso, a tratti furente. Cristina Scabbia è sempre pronta ad intervenire e, quando è il suo turno, ingentilisce le fosche trame colla sua voce chiara e potente, donando grazia ad una “Downfall” che, ascoltatela attentamente, getta un ponte fra presente e passato della compagine lombarda. Presto però abbattuto dai colpi di maglio d’una serie di brani che tracciano una linea lirica (i contenuti sono impegnativi, trattando la follia e gli orrori che ne derivano, i nostri si sono ispirati a visite effettuate ad ex-manicomi un tempo attivi nel milanese/bresciano) netta, alla quale si adegua un corpo sonoro spesso, ridondante, al quale contribuiscono gli interventi di ben cinque ospiti (Miles Kennedy/Alter Bridge, Marco Barusso e Mark Vollelunga/Nothing More, Alessandro La Porta e Diego Cavallotti, grande il suo solo su “My demons”), i quali saturano i vuoti lasciati dalle fuoriuscite di Cristiano “Pizza” Migliore prima e di Marco “Maus” Biazzi poi. Ferro e Coti Zelati, li citavo poc’anzi ed è doveroso soffermarsi sul loro ruolo: unici due superstiti della primissima formazione dei LC, profondono ogni nuova energia in questi undici episodi ove è il buio, anche quello della mente, a dominare. Se il primo urla tutta la sua rabbia con un ardore che travolge, è il secondo a farsi carico della produzione, e l’inevitabile confronto con chi l’ha preceduto (Don Gilmore, Jay Baumgardner, Waldemar Sorytchta, ricordiamolo a merito del nostro connazionale) viene risolto a suo favore. Esperienza (il mestiere che non si acquisisce per caso), capacità di affrontare le difficoltà di una carriera impegnativa (alla faccia di coloro che li accusavano di improbabili raccomandazioni) e soprattutto bravura, tanta, spalmata lungo l’intiero Delirium, esibita in virtù d’una coesione formidabile (anche l’ultimo arrivato, lo skin-beater americano Ryan Blake Folden, è ormai parte del collettivo), solo così possono esser concepite canzoni vincenti come la tramortente opener “The house of shame”, la quale subito dichiara di che pasta è fatto Delirium, che lascia per ora da parte gli ammiccamenti e le concessioni ai mercati (come quello americano), pur mantenendo intatte le caratteristiche che fanno di ogni pubblicazione dei LC opere immediatamente riferibili ed identificabili, proprio perché dotate di una precisa identità. Edizione speciale con tre bonus, tra le quali una interpretazione personalissima di “Live to tell” della Signora Ciccone. Le ombre, in quanto a contenuti, che i testi lasciano intravedere inducono l’ascoltatore ad un approccio a Delirium partecipato, il tema è di difficile interpretazione ed ancora assai attuale, ma i nostri tre (più uno) non si sono lasciati intimidire. Aggiungiamolo ad un elenco lungo e prestigioso, e facciamone un vanto, ancora una volta saranno gli stranieri a complimentarsi con noi, punti magari dalle spine dell’invidia…

Per informazioni: http://www.centurymedia.com
Web: http://www.lacunacoil.it
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