Minor Victories: Minor Victories

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minorNon può passare inosservato il lavoro pubblicato quest’anno da un insolito supergruppo, i Minor Victories, che vede fra le sue fila figure come Justin Lockey (Editors) con suo fratello James (regista), Rachel Goswell (Slowdive) e Stuart Braithwaite (Mogwai). Dall’unione di talenti tanto differenti e, soprattutto, provenienti da esperienze così diverse fra loro, non poteva che venir fuori musica inusuale, per non dire inattesa: ecco Minor Victories, le cui caratteristiche sono abbastanza indefinibili, ma suscitano sensazioni sicuramente positive e molte belle suggestioni. La parte cantata, poi, prevalentemente affidata alla voce inconfondibile della Goswell, è uno degli aspetti più emozionanti che non sorprenderà chi sia stato, in passato, un fan degli Slowdive, di certo non del tutto sconosciuti negli anni ’90. La produzione, a cura dello stesso fondatore del gruppo Lockey, dimostra, con la sua accuratezza, che nessuno dei componenti il progetto è un dilettante allo sbaraglio. Si inizia con la bellissima “Give Up the Ghost” che esordisce sfumata, introducendo poi un ritmo pulsante ed il canto carezzevole di Goswell in riuscito contrasto con la chitarra decisamente ‘consistente’. Segue “A Hundred Ropes” con densa trama elettronica ed un cupo riff che resta  davvero impresso, mentre la vocalist dà qui efficacemente sfogo ai suoi ‘accenti’ più angosciati; “Breaking My Light”, gotica e ‘nebbiosa’, conquista con piano e violini oltre che con la ‘sognante’ parte vocale e, poi, “Scattered Ashes (Song For Richard)” ove, oltre alla Goswell, interviene anche James Graham dei Twilight Sad, propone la melodia da canticchiare, hit perfetta per i live. Ma da questo punto compare una serie di piccoli capolavori: “Folk Arp” che, tra archi e chitarra acustica, delinea uno scenario talmente etereo da apparire quasi ultraterreno ed il canto acquista qui connotati effettivamente angelici, finchè l’‘ariosa’ chiusa alla Mogwai non ribadisce, a chi non ci stesse pensando, la fondamentale presenza di Braithwaite. Subito dopo, “Cogs” attesta quanto una voce celestiale possa essere incisivamente abbinata ad una chitarra sferzante e benché “For You Always”, cantata anche da Mark Kozelek con il suo icastico stile, risulti qui vagamente fuori posto, si può felicemente continuare a sognare con l’umbratile “The Thief” e la conclusiva “Higher Hopes” che chiude con classe innegabile un album che sa emozionare tanto.

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