Evergrey: The storm within

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Con The storm within gli Evergrey consolidano la loro posizione di teste di serie del prog-metal darkeggiante, giungendo al traguardo del ventesimo anno di attività (e del decimo disco) senza mostrare affanni o cali di ispirazione. Ovvio che, nelle parole del band-leader, il presente platter venga considerato come “il migliore” (chi afferma il contrario mente spudoratamente), l’opener “Distance”, coi suoi a-soli efficaci, col suo cantato esemplare (a volte ricorda un Peter Gabriel più grintoso e disilluso) e col suo tessuto variegato, segna subito un punto pesante a favore del combo svedese, ma la track-list presenterà in seguito altri episodi degni di menzione (ed anche, doveroso sottolinearlo, un paio appena al di sotto di una media comunque alta), rimanendo stilisticamente fedele ai canoni del genere mostrando però attenzione a quanto sviluppato da illustri colleghi (echi di Porcupine Tree in “The impossible”). La partecipazione della (giustamente) lodatissima Floor Jansen in due brani (“In orbit” e “Disconnect”) non viene esibita come una medaglia di latta da indossar alla parata, bensì come valore aggiunto di canzoni già valide, un altro brano da evidenziare è “The paradox of the flame” ove fa la sua comparsa (come tradizione) la moglie di Englund, Carina, oltre ad un violino che non può non rimandare ai My Dying Bride (arricchendo un tessuto scuro intinto nel doom meno oppressivo). “Passing through” col suo andamento sostenuto esalta la coesione di un insieme che vanta musicisti di prim’ordine, come il tastierista Rikard Zander, protagonista con discrezione di un disco che ribadisce il valore degli Evergrey, ripresisi col precedente “Hymns for the broken” da un periodo di lieve appannamento che aveva gettato alcune ombre sul futuro del gruppo. Una sfida (anche le liriche trattano di ricerca di identità e di confronto interiore) vinta sulla lunga distanza, confermando la title-track (posta in coda alla scaletta) le indubbie qualità interpretative degli scandinavi, i quali possono vantare una sezione ritmica di assoluta eccellenza (Johan Nieman e Jonas Ekdahl) ed un chitarrista come Henrik Danhage, sostegno imprescindibile del cantante, capogruppo e chitarrista Englund. Da “The dark discovery” a The storm within (che nell’edizione limitata porta in dote la cover di “Paranoid”) sono trascorsi anni che per l’industria discografica si misurano in eoni, molti loro colleghi sono caduti, gli Evergrey sono ancora qui, sono mutati gli uomini (solo Englund e signora rimangono al servizio della loro creatura), ma lo spirito è rimasto intatto. Lunga vita!

 

Per informazioni: http://www.afm-records.de
Web: http://www.evergrey.net
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