Diaspora Psichica: Repeti Animae

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diasporaDiaspora Psichica è un nuovissimo progetto italiano nato, per così dire, da una ‘costola’dei Vena: l’album Repeti Animae è infatti frutto dell’impegno di Riccardo Martucci e Francesco Maggi, dei  quali avevamo parlato da non molto a proposito di Ex Machina. Anche in questo caso, si tratta di musica di non facile fruizione e dai colori oscuri, ma rispetto al lavoro dei Vena, i Diaspora Psichica optano per forme elettroniche che, pur mantenendo l’impostazione minimale, risultano ancora più impenetrabili ed opprimenti, tanto più vicine all’ambient quanto sono lontane dalla classica idea di ‘canzone’: tuttavia, i nostri hanno avuto l’accorgimento di far durare ogni traccia solo pochi minuti, come per evitare che gli scenari proposti, da ‘opprimenti’ diventino ‘insostenibili’, il che, in effetti, non accade. Repeti Animae contiene otto brani, circa mezz’ora di musica straniante ed inquieta, praticamente priva di ritmo eppure estremamente espressiva, che si può definire ‘cinematografica’ per la sua capacità di generare spontaneamente immagini di solitudine ed oscurità. Sono suoni palesemente connessi ad altri mondi situati lontano dalle facili armonie, carichi di ‘rumori’ ed effetti strani e misteriosi, come del resto misteriose sono le voci che affiorano:  messaggi impersonali che sembrano essere stati intercettati dallo spazio o da qualche ambiguo mezzo di comunicazione…  più ‘matrix’ che ‘zion’, l’universo di Diaspora Psichica appare assolutamente ‘negativo’. L’analogia non è tracciata a caso: l’impronta fantascientifico/distopica emerge nell’intero lavoro, che potrebbe essere quasi definito un ‘concept’ con al centro la visione di un mondo prigioniero, essendo controllato da una mente non umana. L’esistenza dell’uomo, infatti, quasi non si percepisce ma è soltanto una presenza ‘disincarnata’, il suono proveniente da un computer. Così, per esempio, se in “Inibition”, uno dei momenti più suggestivi, la musica sembra ‘fluire’ verso sonorità più ‘libere’ e in “Transhumans” fanno la loro apparizione passi sempre cupissimi ma un filo più ‘accattivanti’, in “No-Species” lo straniamento si fa totale ed i suoni disegnano uno scenario angosciante nella sua artificiale distanza; in pratica bisogna attendere la conclusiva “Assent Delete” per trovare un andamento più vivace che, tuttavia, non offre garanzia alcuna per il futuro. Chi voglia cimentarsi in questa esperienza che, a opinione della scrivente, ha un fascino tutto particolare, troverà Repeti Animae qui.  

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2 comments

  1. Armando 6 ottobre, 2016 at 12:46

    Credo che l’espressione “cinematografica” sia la più sintetica e nello stesso tempo la più suggestiva se proprio si vuole definire, obbligatoriamente, questa ricerca. L’impatto creativo dei brani suscita suggestioni intime e personali che scavano nei meandri più reconditi della psiche e credo anche che la sequenza dei brani non sia casuale ma segua un filo logico proprio come in una colonna sonora di un film onirico.
    Se provassimo a togliere gli spazi tra un brano e l’altro ne uscirebbero due facciate di un LP come nel più classico stile Progressive. Il “Progressive” è ancora tra di noi. Grazie Diaspora!

  2. Patrizia 6 ottobre, 2016 at 16:57

    L’ascolto è come un viaggio alla cieca nel vuoto cosmico, metafora credo ( leggendo anche i testi ) di una coscienza umana assente. Apocalittico e bellissimo!

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