Youth Code + Trepaneringsritualen + Ascetic, Parigi 8/10/2016

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Gli Youth Code sono senza dubbio la vera rivelazione della scena industriale americana degli ultimi anni. Hanno saputo unire in modo magistrale l’irruenza punk/hard-core con i suoni e le suggestioni degli artisti EBM e industrial-rock degli anni ’90, quelli che negli Stati Uniti vengono associati al lavoro della storica etichetta Wax Trax. Gli Youth Code sono partiti da queste ispirazioni ma hanno saputo elaborarle in forma personale, creando un suono moderno, incredibilmente potente e trascinante.

Purtroppo il loro tour europeo non ha toccato il nostro paese: un vero peccato, anche perché ogni data ha visto il gruppo farsi accompagnare da altre band, nuove e interessanti. Nel concerto parigino gli Youth Code hanno scelto come supporto gli australiani (ma residenti a Berlino) Ascetic, il cui secondo album Everything is Becoming è uscito alla fine dello scorso anno, e il torvo progetto dark-industrial Trepaneringsritualen, one-man band dello svedese Thomas Martin Ekelund.

Ascetic, Parigi 8/10/2016Cominciano puntuali alle 20.20 gli Ascetic, un trio di giovanotti che porta avanti in modo quasi didascalico una proposta dark anni ’80, fatta di chitarra effettata, basso distorto, voce cavernosa e batteria sintetica. Non c’è però una drum machine ma un batterista umano, alle prese con dei pad. Sebbene i pezzi tra di loro si assomiglino un po’ troppo, la musica degli Ascetic si lascia ascoltare. Convince poco la scelta di aggiungere dal vivo così tanti effetti al tutto: su chitarra, basso e voce infatti, distorsori, eco e flanger sono stati applicati con mano assai pesante, per un risultato parecchio sporco e confuso. Questa scelta mi è sembrata una scorciatoia per creare un suono evocativo che, se applicata malamente come stasera, dà in realtà l’impressione di una scarsa capacità nel suonare. Gli Ascetic dal vivo convincono quindi assai meno che su disco, visto che i loro album sono tutto sommato piacevoli. Rimandati a settembre.

trepaneringsritualen01È ora il turno di Trepaneringsritualen: il palco si svuota e in poco tempo viene preparato un piccolo altare con candele (nere, ça va sans dire), bastoncini di incenso e un teschio, il tutto montato su un’effige nera con il logo del progetto, che richiama l’alfabeto runico. Vedere Thomas Ekelund sul palco è un vero spettacolo: un imponente hell’s angel con la testa coperta con un cappuccio da impiccato, con tanto di nodo scorsoio a fare da laccio. La musica è davvero suggestiva, con il suo riuscito melange tra atmosfere tetre di sapore ambient industrial e una buona struttura ritmica, che rende alcuni brani adatti ad essere ballati. La voce gutturale viene gridata prima di essere stravolta dagli effetti. Sullo sfondo lo schermo mostra in loop immagini lugubri in bianco e nero di teschi e ossa, insieme a frammenti di un vecchio film sulla passione di Cristo. Dopo qualche canzone, il cappuccio viene tolto e Thomas mostra il suo volto grondante di sangue finto. La proposta di Trepaneringsritualen non può certo essere definita innovativa, né nei suoni né dal punto di vista visuale. Siamo infatti a metà strada tra l’industrial e il black metal, una zona grigia di cui più di 20 anni fa artisti come MZ.412 o Burzum hanno definito i confini. È innegabile però che quanto Trepaneringsritualen propone sia davvero interessante e coinvolgente. Promozione a pieni voti!

Un veloce cambio di palco permette agli headliner Youth Code di calcare la scena. L’energia di Sara Taylor e Ryan George si vede già nei momenti che precedono l’inizio del set, con i due che si muovono sul palco con fare nervoso, carichi di un’energia che tradurranno di lì a poco in musica. “Transitions”, dal loro secondo album Commitment to Complications, apre il set e l’audience risponde subito alla carica del gruppo. Sara Taylor sta sul palco con grandissima autorevolezza: tiene testa al pubblico e non esita a far sgomberare con un ordine netto gli zainetti e le giacche che le persone delle prime file avevano lasciato sullo stage. Nonostante la musica degli Youth Code dal vivo sia fortemente costruita su basi preparate, il liveset è tutt’altro che un semplice karaoke. Ryan George è bravo a gestire le sue “macchine” ed improvvisa sul momento nuove sonorità. È innegabile però che sia Sara Taylor il motore del gruppo dal vivo: non si ferma un secondo e grida come un’ossessa per tutta la durata del concerto (invero non lunghissimo: appena 50 minuti). Le origini punk del gruppo si vedono anche nell’atteggiamento tenuto sul palco: Sara Taylor infatti non può essere più lontana di così dalle diafane ice queen gotiche, con i suoi vestiti laceri, il trucco sbavato e l’atteggiamento super punk, che la fa sputare (e anche sputarsi addosso) in più momenti.

Come si diceva il concerto è stato abbastanza breve ma ha visto il duo presentare le canzoni più note del suo pur giovane repertorio, tra cui “Anagnorisis”, “Consuming Guilt”, “The Dust of Fallen Rome”, “Commitment to Complications”, “Avengement” e “Carried Mask”. Dopo una momentanea uscita di scena il gruppo ritorna per un bis, una straordinaria versione di “For I Am Cursed” che è stata accolta con entusiasmo dal pubblico.

Una bella serata con una discreta partecipazione di spettatori (ad occhio non meno di 200-250 persone), che nello spazio piccolo e assai carino del Point Éphémère davano l’idea di un concerto ben riuscito. Quanta gente sarebbero riusciti a portare gli Youth Code in Italia per una serata come questa? Purtroppo temo che in quel caso i numeri avrebbero avuto uno zero in meno.

Youth Code, Parigi 8/10/2016

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