Crest Of Darkness: Welcome the dead

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E’ con Welcome the dead che i CoD finalmente assurgono a quel ruolo che spetta loro in considerazione di una carriera lunga e costellata da uscite che si sono costantemente mantenute su livelli medio/alti. Non facile per un genere come il black-metal, presidiato da autentici campioni che non intendono certo abdicare dal trono-ossario che hanno edificato a loro immagine e gloria. Ingar Amlien è sempre più padrone della sua creatura, che condivide con ottimi colleghi pronti a dargli sostegno; ha tenacemente tenuto fede al proprio spirito di incorrotto divulgatore di un verbo black non soggiacente supinamente alle regole imposte, bensì facendo ricorso ad una personalità ben delineata, ed ad idee interessanti sviluppate con coraggio. E’ tutto custodito nella breve strumentale “My black bride”, coll’ombra dei Mercyful Fate a materializzarsi al suo fianco, tre minuti durante i quali i norvegesi ci introducono ad un universo sonoro altro ed anticipatore di possibili sviluppi clamorosi. Non solo sfuriate annichilenti (la title-track o la furibonda “Scourged and crucified”), ma atmosfera e tensione, tanta e determinata da rallentamenti e da un uso intelligente e discreto dell’elettronica a riempire uno spettro sonoro assai essenziale. I tenaci CoD hanno trovato nel consolidato sodalizio con la My Kingdom Music, che ha sempre creduto in loro, la certezza del sostegno di un autentico appassionato, prima che discografico. Nel bel mezzo del caos (sempre e comunque tenuto a bada con destrezza), piazzano a-soli classic-metal, mentre in alcuni episodi ricorrono all’assalto all’arma bianca ed a poderosi e micidiali cadenzati (paradigmatica a tal riguardo “The almighty”, vero e proprio concentrato del loro credo espressivo). L’ennesima certezza in ambito horror-black, ma la conferma delle loro qualità, alla luce di quanto espresso negli anni, era praticamente scontata.

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