Batalion d'Amour: Fenix

0
Condividi:

E’ attiva già da parecchio tempo la band polacca Batalion d’Amour che ha pubblicato recentemente il nuovo album Fenix. Karolina Andrzejewska, Piotr Grzesik, Robert Kolud, Mariusz “Pajdo” Pająk e Mirosław Zając – ma, come si è letto, la line-up ha subito numerosi cambiamenti nel corso degli anni – si inseriscono oggi nell’attuale panorama gothic/wave con una preferenza per le sonorità ‘piene’, talvolta ‘enfatiche’ che rivelano forti influenze da parte di altri stili, come per esempio il prog o il ‘metallo’ sinfonico: in questo modo si distinguono abbastanza nettamente da quanto la ‘scena’ propone abitualmente ma gli esiti di tali ‘influenze’ non sono sempre felici. La vocalist Andrzejewska detiene fin dai primi duemila un ruolo dominante e lo conserva anche in Fenix, che giunge a distanza di oltre dieci anni dal lavoro precedente, Niya, e contiene undici brani di valore ‘oscillante’, quasi sempre di facile presa. Apre “Bez Nas”, chiarendo che lo stile della band ha un’impostazione prettamente melodica, con questi arrangiamenti ‘carichi’, qua e là addirittura ‘barocchi’, mentre la voce di Karolina Andrzejewska, che canta giustamente in polacco, appare non priva di doti anche se talvolta francamente artificiosa e quindi non sempre gradevole. Il secondo brano, “Charlotte”, uscito anche come singolo, è uno dei migliori del lotto e offre passaggi notevoli alla chitarra, mentre la vocalist esegue bravamente uno dei motivi più efficaci; il seguente “Miedzy Slowami”, orecchiabile ma banalotto, non è, onestamente, altrettanto riuscito: meglio “Zawróceni” che strizza l’occhio al gothic ridestando qualche emozione e regge senza troppi problemi la ragguardevole durata di nove minuti e passa. Poi, in “Za Granica Marzen”, Andrzejewska si cimenta in toni delicati e sensuali, ma l’elemento di rilievo resta la chitarra e “Moje Remedium” la vede duettare con Tomasz Grochola, membro del gruppo industrial Agressiva 69, che procura una ‘rude’ variazione. Delle rimanenti tracce segnalo soltanto “The Lost Diary”, l’unica il cui testo sia in inglese, concepita come una gradevole ballata acustica. In chiusura troviamo quattro bonus tracks che altro non sono se non differenti versioni, a dire il vero non proprio imprescindibili, del singolo “Charlotte”, evidentemente destinate ai fans più scatenati della band.

Condividi:

Lascia un commento

*