“I custodi di Slade House” di David Mitchell

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Dopo il famoso Cloud Atlas lo scrittore inglese David Mitchell ci regala un altra opera sui generis, a cavallo tra ghost stories e romanzo fantastico/esoterico. 

L’autore costruisce la vicenda sommando una serie di racconti che si snodano attraverso il tempo e che sono legati l’uno all’altro da un filo conduttore con al centro una coppia di malvagi protagonisti, la cui casa fantasma puntualmente appare ogni nove anni l’ultimo sabato di ottobre nel bel mezzo di un quartiere operaio londinese. Se il primo racconto ambientato nel 1979 è un perfetto e riuscitissimo esempio di ghost story in chiave moderna, i successivi piano piano si concentrano sempre più sulle figure dei due potentissimi gemelli Greyer e sul loro disperato tentativo di sopravvivere allo scorrere del tempo. 

Di racconto in racconto il modus operandi di Norah e Jonah comincia a subire alcuni contraccolpi, fino a un importante fallimento che li porterà alle gravi conseguenze del finale ambientato nel 2015. Via via che la storia procede, l’oscura e inquietante narrazione dal sapore gotico si trasforma in una vicenda dal tono sempre più fantastico in cui l’elemento esoterico finisce con prendere il sopravvento. Se questo toglie un po’ di disturbante al romanzo non si può però negare che il mondo “altro” che i due fratelli riescono a evocare è decisamente ammaliante e non lontano dalle occulte fascinazioni di tanta letteratura inglese di fine 800/primo 900. 

I custodi di Slade House conduce il lettore in un mondo ambiguo e mutevole, fatto di illusioni e false apparenze, dove i fantasmi non sono dei morti ancora attaccati alla vita, ma nuove specie di “non-morti”, che, come ragni dediti a costruire la tela per intrappolare le loro prede, cercano con i loro poteri mentali di perpetuarsi il più possibile nel tempo, sfidando la morte. 

I custodi di Slade House di David Mitchell, edizioni Frassinelli (2016), pagg. 233, € 19,00.

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