Lacuna Coil + Forever Still, Pordenone 26/11/2016

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Lacuna Coil a Pordenone – Foto di Hadrianus

Giungo a Villanova di Pordenone che i Genius Ordini Dei hanno già onorato al compito di opening act della serata. Peccato, da sempre le band minori suscitano la mia curiosità, mi rifarò con i danesi Forever Still, dei quali ho già trasmesso due brani (“Save me”, “Still madness” e “Scars”) che non mi hanno entusiasmato, ma che mi inducono a non sottovalutare le loro potenzialità (e se la tentacolare Nuclear Blast sta investendo su di loro patrocinando il recente Tied down un motivo ci sarà). Con una serie di EP (oltre al citato disco “lungo”) in carniere, Maja Shining e compagni detengono un lotto di canzoni dalla buona potenzialità e dall’eccellente resa live garantita da un impatto granitico, anche se la cantante a volte sembra in difficoltà (ed ogni confronto con la Scabbia risulta impietoso). Il futuro del combo di Copenaghen potrebbe comunque riservarci/gli più d’una soddisfazione.

Pordenone rappresenta una delle ultime tappe di una serie di concerti iniziata a maggio negli Stati Uniti, e che prevedeva una intensiva copertura europea. Ma i Lacuna Coil ormai sono un gruppo di statura internazionale e tour del genere rappresentano la normalità a questi livelli. Forti di un curriculum inattaccabile, e di un eccellente disco come Delirium (a proposito del quel già mi sono speso), i milanesi danno vita ad uno spettacolo intenso, muovendosi con disinvolta sicurezza guidati dal vero leader del gruppo, il bassista/compositore/produttore Marco Coti Zelati. Abbigliamento di scena adatto ai contenuti delle canzoni del disco, i cinque scaricano su Pordenone tutta l’energia che possiedono, ancora bastante per meritarsi l’encomio del pubblico accorso nonostante siano giunti al capolinea di una serie di date davvero impegnativa.

Logico che sia Cristina Scabbia a catalizzare l’attenzione dei convenuti, e da consumata front-woman fa proprio l’impegnativo ruolo con disinvoltura, coinvolgendo gli astanti e pungolando la loro attiva partecipazione. È altresì assodato che Andrea Ferro negli ultimi (ed in Delirium vieppiù) lavori del gruppo ha vestito con maggiore incisività i panni del co-protagonista e la marcata sicurezza è resa evidente dal decorso della serata. Diego Cavallotti assolve al compito gravoso di sostituire Migliore e Biazzi, coppia di chitarristi titolari per oltre tre lustri, non facile, ma alla fine lo scopo è raggiunto, e l’ex-Mellowtoy non mostra timori reverenziali ovvero incertezze. Lo stesso dicasi per Ryan Golden, sedere dietro il drum-kit un tempo appannaggio di un altro veterano come Cristiano Mozzati deve rappresentare una vera e propria sfida, ma l’americano ha sfoggiato una verve invidiabile.

La scaletta (oltre all’immancabile e coinvolgente “Enjoy the silence”) riserva un altro estratto da Karmacode, ossia “On truth”; quel disco, prodotto da Sorycht, anticipò la svolta americana di Shallow life (rappresentato da una delle canzoni più intense di quell’opera, “Spellbound”) e di sicuro i fan di vecchia data avranno apprezzato l’inserimento di questo eccellente brano. Curiosamente il concerto si apre con “Ultima ratio”, che di Delirium è in chiusura, e si chiude con la di questo opener “The house of shame” dalla più recente pubblicazione vengono inoltre estratte “Blood, tears, dust”, “Ghost in the mist”, “Downfall”, “You love me ‘cause I hate you” e dalla title-track (prima dei tre encore). Da Dark adrenaline viene suonato “Trip the darkness”, ben rappresentato è anche Broken crown halo (“Zombies”, “Nothing stands in our way”, “Die & rise”). Ma è sicuramente “The ghost woman and the hunter” del 2002, da Comalies, a catalizzare l’attenzione del pubblico, enfatizzata dalla presentazione dello stesso da parte della vocalist, pronta a sottolineare la peculiarità dell’evento. Ma il c.v. dei milanesi è tale che possono permettersi di pescare dal passato più d’una perla.

Secondo concerto dei Lacuna Coil in meno di due anni, e la conferma che l’act meneghino merita l’attenzione che gli viene riservata a livello internazionale. Una posizione ed un rispetto guadagnati con determinazione unica. Non solo su disco, ma anche live sono una sicurezza, hanno saputo adattarsi ai mutevoli umori del mercato senza svendersi, hanno affrontato le difficili platee americane offrendo un prodotto accessibile ai suoi gusti mantenendo la propria personalità, si sono affidati a produttori esterni anche prestigiosi, ma proprio Delirium, con la mano di Coti Zelati a condurlo, rappresenta il miglior compendio della loro ultra-ventennale carriera. Potevano affondare negli abissi del gothic-metal, subire il tracollo del nu-metal, invece si sono dimostrati capaci di evolversi , senza però subirne gli influssi nefasti del music-biz. Un nucleo solido che si prepara per altre sfide, ma almeno può farlo contando su una coesione eccezionale. E se magari li preferivo più gotici, ammetto che mi hanno aperto alle sonorità U.S., e per un musicalmente conservatore come il sottoscritto è una ammissione di incondizionato favore.

Lacuna Coil a Pordenone – Foto di Hadrianus

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