POS.:2: Circuits

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posLa passione dei tedeschi per il synthpop leggero pare non abbia mai fine se, più o meno ogni anno, emergono dalla scena germanica gruppi che coltivano tale genere riproponendo ‘tòpoi’ risalenti agli anni ’80, inclusi quegli aspetti che, oggi, meno abbiamo motivo di ricordare. I POS.:2 – Thorsten Krüger e Matthias Grod – sono apparsi da Bielefeld l’anno scorso, con un album, Now! che, a quanto si sa, ha circolato principalmente in Germania. Quest’anno ecco il secondo, Circuits: tredici brani, appunto, synthpop o meglio, come loro stessi hanno dichiarato in una recente intervista, electropop; alcuni sono caratterizzati da motivi gradevoli, anche se curiosamente ‘infantili’, altri invece risultano definitivamente ‘piatti’ o comunque adatti ad un gusto che, a mio avviso, non è più il nostro, tutti comunque si rivelano curati quanto basta nella forma e nella produzione. Così “I’m Waiting” apre l’album con sonorità quasi ‘natalizie’ e andamento decisamente brioso anche se la melodia non appare di qualità tale da rimanere impressa. Subito dopo, “Feelings”, con il testo in tedesco, introduce modalità ‘romantic’ non spiacevoli e di “So Lonely” si apprezza l’andamento danzereccio e il ritornello accattivante; “Neonlicht”, di nuovo in tedesco, propone una tastiera che definire ‘vintage’ è dir poco. La vena ‘sentimentale’ è presente in numerosi brani e, onestamente, non produce ogni volta ottimi frutti: per esempio, ” I Wanna Be Free”, l’unica in cui i due introducono il canto femminile con l’intervento della vocalist Jeannette, risulta francamente eccessiva nel pathos romanticheggiante e ‘dolciastro’ e lo sviluppo ‘morbido’ e lento non le rende un buon servizio, mentre in “Tonight” la ritmica, almeno, riprende vigore così da risvegliare l’interesse; in “Perfection”, poi, la parte vocale appare davvero carente. Nelle altre tracce non si segnala alcunché di rilevante ed ancor meno di positivo ed anche la strumentale “Thunder & Sun”, che conclude il disco, per quanto tenti di presentare suoni di maggior respiro, offre ben poca soddisfazione. Non resta che chiedersi se, sulla scena tedesca, i nostri troveranno quel riconoscimento che qui non ci sentiamo di dare.

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