Sine Silex: Schachmatt

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Kriistal Ann, cantante greca dei Paradox Obscur, e Chroma Carbon, cantante dei Factice Factory, hanno dato vita a questo interessante side project, che ha recentemente pubblicato un album di dieci pezzi, caratterizzati da duetti enfatici ed emozionali, con testi scritti da Chroma e basi minimal elettroniche composte da Ann.

“Antidote” è aperto dalla voce quasi recitante di Chroma su un tappeto elettronico sintetico e malinconico: la voce di Ann, gravida di pathos interpretativo, aggiunge un affascinante trasporto emotivo.
“Operative” ha una base più movimentata, danzabile, sulla quale il doppio canto si staglia come un dialogo che si svolge tra immaginari scenari artificiali.
In “Ether” la voce di Chroma pare un’invocazione che si eleva da un ritmo angosciato, mentre la voce calda ed emozionale di Ann suona come quella di un angelo che dona conforto, forza e calore.
In “Six to twenty seconds” il cantato è unisono su una musica con rimandi fantascientifici, come il saluto alla Terra di due astronauti che attendono il contro alla rovescia per lasciare il nostro pianeta.
In “Le Nimbes” la musica è sincopata: la voce di Chroma suona lontana, come un ricordo, mentre quella di Ann, è più forte ed enfatica, come quella di una donna che urla i suoi ricordi o rimpianti.
“Modeliste”, un pezzo che aveva girato in rete già qualche mese fa, ha il fascino ammiccante della musica elettronica con rimandi retrò e suoni danzabili.
“Rifle”, pur mantenendo i suoi connotati elettronici, ha dei rimandi a sonorità new wave e un’atmosfera intima ed oscura, come una “confessione dell’inconfessabile”.
“Nénuphar” ha delle sonorità più moderne, con un tocco a metà tra glitch ed ambient ricercato.
“L’amnésie” ha un inizio rarefatto, sul quale emerge la voce – di nuovo con un reverbero che la rende remota – di Chroma, mentre acquista spessore ed emotività nel lungo intermezzo in cui canta Ann.
“L’embrun” è un pezzo carico di emotività e malinconia, che si avvicina a quelli più lenti ed intimi dei Factice Factory: ancora una volta l’incrocio tra la voce disillusa di Chroma e quella carica di drammaticità di Ann crea un cocktail di emozioni dal quale è difficile non lasciarsi travolgere.

Per concludere un ottimo disco, le cui radici affondano nella minimal fredda e volutamente “synthetica” degli ’80, ma al quale non mancano rimandi che lo rendono attuale

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