Fear Of The Storm: Madness splinters 1991 - 1996

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Perchè Madness splinters? Perchè confezionare un così ricco box (tre cd, edizione numerata in 333 copie, la mia reca il quaranta, booklet di trentasei pagine con note degli Autori, fotografie inedite, copertine delle pubblicazioni che si sono succedute negli anni, curiosità, esteso saggio introduttivo firmato dall’amico Gianfranco Santoro e titolato opportunamente “Polvere di marmo”, vi giungeranno inoltre adesivo e poster, e v’è pure una t-shirt fra le varie opzioni proposte) dedicato ad una realtà che pochi oggidì conoscono, e che anche alcuni di coloro che quegli anni li hanno vissuti non ricordano più? C’è una frase, che estrapolo dall’info-sheet e che meglio di altre chiarisce il concetto di questa operazione che ai più superficiali, o magari ai più giovani, potrebbe apparir insensata, sopra tutto in tempi di musica virtuale. Francesco Palumbo si chiede “Is it for nostalgic souls? Maybe yes…”. Ecco, la nostalgia scende in campo, od in pista, dobbiamo farcene una ragione, non possiamo certo ignorarla o ricacciare in un cantuccio dell’anima la sua carica evocativa. Allora facciamolo bene, e la My Kingdom Music quando si applica ha ben pochi rivali. Perché è proprio il cuore il combustibile che alimenta le sue iniziative, quello che gli conferisce la forza di portare a termine anche le imprese apparentemente più avventate. Ma i Klimt 1918 li ha fatti esordire lui, e non sono gli unici ad aver compiuto poi un passo ben più ampio e decisivo verso l’affermazione, anche se limitata al sottobosco (ma chissà, con internet tutto è possibile, almeno questo bisogna riconoscerlo alla rete, se penso ai gruppi che mia figlia sedicenne ascolta e conosce…), quindi perché non omaggiare i venticinque anni trascorsi dalla prima testimonianza del complesso di Enna, la città più continentale della solatia Sicilia, col suo clima umido caratterizzato da frequenti nebbie e marcate escursioni termiche. Un incubatore ideale per le esigenze comunicative di quattro giovini che proprio nel 1991 rilasciano al prima testimonianza della loro foga, la demo “R.I.P.”, qui riproposta integralmente assieme alle cassette “The key of my silence” e “So sad to die in oblivion” ed al miniCD “1995” (che furono patrocinati dall’Energeia di Davide Morgera) ed all’autentica chicca, l’album mai pubblicato dalla label partenopea che in sua vece fece uscire il citato mini, e queste dieci tracce finalmente rendono giustizia alla bravura del quartetto, pronto ad abbattere steccati preconfezionati di genere ed ad affrontare rotte stilistiche più ampie, itinerari novelli che ne stimoleranno una creatività, questa sì, tutta mediterranea (anticipando a tratti l’espressività dei Dperd che dai FotS discendono direttamente). Non si può tacere dell’epico incedere di “R.I.P./A descent into the well” e degli altri quadri pregni d’una visione estremamente innovativa pur nel solco della tradizione che al genere è sempre cara: solo pochi osano guardare inanzi mettendo a frutto la lezione appresa ascoltando i Maestri. E per noi di Ver Sacrum, che ai FotS dedicammo pure un’intervista su una remota ormai pubblicazione cartacea, non poteva esserci chiosa più adatta a Madness splinters, ovvero quella “Sleepless dreams” apparsa sull’antica cassetta-compilation “Tenebrae” da noi promossa nel ’95 (chiedo a gran voce di indire con urgenza una riunione di Redazione, all’ordine del giorno la ristampa della mitica tape!), certificazione d’un legame indissolubile tra le varie componenti del microcosmo gotico. Traccia dopo traccia, cresce l’abilità dei singoli interpreti e parimenti si cementifica l’unione, artistica ed umana, che genererà da questo gruppo di ragazzi una realtà solida, determinata, pronta a lasciar Trinacria per affrontare palchi lontani, di dove diffondere la propria Arte, fatta di suoni secchi, accompagnati da un canto evocativo, scarnificati figli di un decennio appena tramontato ma orientati ad un futuro più difficile in quanto ad esposizione, od ad opportunità, ma forse proprio per questo più sfidante, sopra tutto per chi proviene dalla provincia, dai confini incerti di un impero traballante come quello della discografia nazionale. Un messaggio espresso in inglese, ma chiaro e forte, indissolubilmente legato al sub-strato culturale/economico/sociale dal quale i FotS provengono. Col loro nome che evoca immaginifici paesaggi romantici, Valeria Buono ed i suoi compagni ci regalano l’emozione che solo chi suona e canta alimentandosi colla passione può rendere con cotanta audacia. Tutto allora si compie, etichetta-musica-parole-immagini, le tessere vanno al loro posto componendo il mosaico finale. Terminato l’ascolto dell’ultima canzone, la citata “Sleepless dreams”, il quadro sarà finalmente ultimato, poggeremo l’ideale pennello e mireremo la tavolozza colorata, ove prevalgono sì il grigio, il nero ed il viola nelle loro innumeri sfumature, ma ove un raggio di luce penetra dall’alto. Il segno dell’ispirazione che li ha guidati e li ha condotti fino a noi, e che Madness splinters custodisce e perpetua, arcana bellezza d’una Musica che per noi non ha Tempo…

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/fearofthestorm
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