Kentin Jivek: No Age

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Kentin Jivek è un musicista francese con già diversi album all’attivo che ora è approdato all’etichetta Manic Depression con un album atmosferico, intimista, diverso musicalmente ma vicino emotivamente al resto delle produzioni di questa label francese.
No Age è composto da dodici pezzi: frammenti di pensieri ed emozioni cristallizzati e resi perpetui grazie alla musica.     

“A song to ease the pain” è una canzone a cavallo tra le atmosfere rarefatte dei Dead Can Dance e l’intimismo oscuro di Nick Cave, dove ogni parola è pronunciata lentamente e riverberata, come per rappresentare i pensieri che si radicano nella mente, lacerandola tra rimpianti e tristezza e allora la musica allevia, forse esorcizza il dolore.
In “I make you a lover” il background lento è inframmezzato da rimandi dark jazz: anche qui Kentin dilata ogni singola parola, pensiero; questa canzone rappresenta il contrasto tra l’eternità dei desideri e dei dubbi e la durata effimera del momento in cui diventano realtà.
“Dope on your chest” ha il suono dell’oscurità assoluta, del momento in cui si manifestano fantasmi e perversioni in un estatico istante di trascendenza condiviso, seppur nelle tenebre e non nel divino.
Non bisogna farsi trarre in inganno dal titolo “Never ending love”, in quanto il brano affronta questa parola pronunciata sull’onda dell’entusiasmo e della passione, per trasformarsi il più delle volte in una promessa spezzata, o in un cuore infranto, il cui battito cupo e lento assomiglierebbe certamente alle note di questa canzone.
“Samourai” mischia ambient e chanson francese, con la malinconia tipica di quello stile e della lingua madre dei Poeti Maledetti che tanto si addice alla musica introspettiva; come quella di questo pezzo, dove il Samurai del titolo pare una metafora di un uomo che si trova a combattere tra quello che il destino ci riserva e ciò che avremmo desiderato.
“Inside you” è piena di trasporto, di un momento di amore che oltrepassa il semplice piacere per diventare unione, rifugio, oblio nell’appagamento dell’anima e del corpo.
“Nuit de deux jours” è un pezzo surreale, onirico, dove le parole sono recitate per accentuarne il risalto sullo sfondo di una musica d’ambiente che ne mette l’enfasi sui desideri.
“Tourne page” ha la tristezza delle riflessioni su di un addio; ascoltandola si può immaginare un uomo che si perde tra  ricordi, rimpianti e riflessioni mentre guarda la strada attraverso una finestra appannata dalla pioggia, sorseggiando un bicchiere di whisky e fumando una sigaretta.
“Erased + Deleted” è un pezzo impregnato di nostalgia e senso della fine, dove l’amarezza di una perdita e la voce dell’orgoglio si mescolano in un sottofondo sonoro lento e disperato, come un bisogno inappagato.
“Mitote” è uno strumentale dalle reminiscenze arcane che pare come la colonna sonora di un teatro delle ombre: forse quelle dei fantasmi che continuano ad aggirarsi per la mente impedendole di trovare il silenzio e la pace interiore.
“I wish I had killed you” è un pezzo lento dove tormento e rinuncia si fondono ed il desiderio espresso dal titolo più che dall’odio sembra dettato sia dallo sbigottimento nel pensare che una persona amata sia felice senza di noi, che dalla necessità di un esorcismo o dall’istinto di sopravvivenza.
“Fiesta de los muertos”, il brano che chiude il disco, è un lungo strumentale pieno di intermezzi che si elevano come fiammate dalla base ambient. Come dei volti che tornano dal passato: persone seppellite dalla polvere del tempo che tornano a vivere nella nostra mente quando il pensiero si volge verso di loro, arrivando a minacciarci, come entità malvagie, come suggerisce il finale agghiacciante del brano.

No Age è un album che consiglio a tutti quelli che non cercano l’oscurità apparente, ma quella che dimora all’interno del cuore e dell’anima, o a chi cerca l’ascolto di musica in cui possa riconoscere le sue emozioni e le sue sofferenze, per un’esperienza catartica e liberatoria o almeno per il pensiero, consolatorio, di non essere gli unici a vivere certi momenti.

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