Nine Inch Nails: Not the Actual Events

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Pur non essendo, a differenza di altri ‘colleghi’, una fan assoluta dei NIN, credo di saper riconoscere la classe se la incontro. Uscito in pieno marasma natalizio per l’etichetta di Trent Reznor The Null Corporation, Not the Actual Events è un EP con cinque brani, che segna il ritorno in grande stile del marchio NIN dopo che numerose esperienze di altro tipo avevano condotto il geniale Reznor su ‘lidi’ diversi. Da tenere presente che questo lavoro è il primo in cui appaia anche Atticus Ross – il cui ingresso era già stato annunciato in modo formale – in qualità di componente ufficiale dei NIN e tutto lascia pensare che l’EP non rimarrà a lungo senza un seguito. Che impressione suscitano le cinque tracce di Not the Actual Events? La musica sembra allinearsi sia con l’anima elettronica di Reznor che con quella rock, per intenderci: sia con Hesitation Marks che con le sonorità degli anni 90. Le atmosfere sono oscure, la ritmica normalmente aggressiva e rabbiosa e non mancano passaggi di pura violenza ‘industriale’: la voce di Reznor alterna tonalità selvagge a momenti di sprezzante freddezza, dando linfa nuova a quel carisma che lo ha caratterizzato fin dagli esordi. Prendiamo, per esempio, “Branches/Bones”: lineare e brevissima, contiene tutta l’energia – per non dire ‘furia’ – prodotta dalle più insostenibili ‘vibrazioni’ elettriche, così come le conosciamo dai NIN delle migliori tradizioni. La seguente “Dear World” esplora un aspetto differente dell’immaginario di Reznor, ma sempre peculiarmente suo, quello freddo e ‘robotico’, con visioni ipnotiche e ossessive di mondi artificiali, intessuti di voci computerizzate, seducenti ma anche ‘spiritualmente’ distanti: di certo il brano non ha caratteristiche di novità, ma è così elettrizzante, oltre che tipico dello stile dei NIN, da risultare immediatamente riconoscibile. “She’s Gone Away” che esordisce con ritmo cadenzato, quasi marziale, è una delle tracce più ‘dense’ e ‘sfaccettate’, costellata di rumorismi stranianti talvolta minacciosi e opprimenti; Mariqueen Maandig, moglie di Reznor contribuisce alla parte vocale accentuandone l’aura vagamente ‘spettrale’. Poi troviamo uno degli episodi a mio avviso migliori, “The Idea of You”, miscela di impeto punk, ossatura ‘industriale’, ritmica e batteria forsennata, quest’ultima opera del – vogliamo dire dinamico? – Dave Grohl, il tutto abbinato a surreali note di piano, praticamente un distillato di pura genialità. In chiusura, la chitarrona distorta di Dave Navarro – per altro straordinaria – con il canto irruento di Reznor fanno di “Burning Bright (Field on Fire)” un esemplare di industrial metal gustoso e ‘gagliardo’, dotato di una carica che fa desiderare di sperimentarla dal vivo, per potersene appropriare anche solo un po’. Se Not the Actual Events rappresenta il presupposto di altro che verrà, si tratterà certamente di qualcosa di positivo

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