Uniform: Wake in Fright

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La Sacred Bones Records, etichetta che ci regalato diverse produzioni di qualità come gli album di Zola Jesus o dei Pop. 1280, licenzia il nuovo album degli Uniform, un duo di stanza a New York, autori di una rumorosissima proposta. Wake in Fright è composto da otto pezzi tra industrial-metal e (digital) hardcore: gli Uniform infatti, sebbene solo in due, riescono a creare una musica assai tesa e fragorosa, facendosi certo aiutare dall’elettronica, ma mettendo in primo piano il suono delle chitarre. Si tratta di una formula volutamente ostica, ma che allo stesso tempo può suscitare l’interesse del pubblico alternativo: non è un caso quindi che il sito Pitchfork abbia dato un voto piuttosto alto a questo album. Personalmente in Wake in Fright apprezzo di più gli episodi meno metal-oriented, quando i suoni si fanno più oscuri, il ritmo meno incessante e l’elettronica fa maggiormente capolino. È ad esempio il caso di “The Lost”, sicuramente la proposta più accessibile dell’album e a mio avviso anche la più riuscita. Altrettanto interessante è “Habit”, con il suo andamento quasi blues, un brano notturno e nervoso, con una base di tastiera alla Suicide. Buone anche “ Night of fear” e “The Light At The End (Effect)”, un brano a effetto (per l’appunto…) che chiude l’album in stile “spoken word”. “Tabloid” è un buon esempio di metal-industriale, che un po’ mi ha ricordato le cose dei Ministry del periodo Psalm 69. In “The Killing of America” e “Bootlicker” invece siamo quasi in territorio trash-metal, mentre “The Light At The End (Cause)” è hard-core puro. Da una parte è incredibile come gli Uniform riescano a suonare convincenti soltanto in due quando si cimentano in questi contesti; dall’altra i suoni sono effettivamente non troppo consoni ai miei gusti o a ciò di cui parliamo di solito su Ver Sacrum. Sicuramente dividerà poi i giudizi la voce del cantante Michael Berdan, energica e ruvida come la proposta degli Uniform necessita, ma anche apertamente sguaiata, tanto da risultare in alcuni casi fastidiosa. Gli Uniform quindi sono un gruppo con degli aspetti assai interessanti e Wake in Fright merita più di un ascolto. Hanno senz’altro il merito di non proporre una musica scontata e facile da incasellare in un genere specifico, ma allo stesso tempo non riesco a farmi conquistare incondizionatamente dal loro stile. È anche vero che Wake in Fright mi sta prendendo di più ascolto dopo ascolto: sospendo quindi il giudizio definitivo sugli Uniform, in attesa di un nuovo album o di poterli ascoltare dal vivo.

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