Laird Barron: X come occhi

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La casa editrice Hypnos – un punto di riferimento ormai imprescindibile per gli amanti del fantastico – sta ormai da tempo dando grande spazio al cosiddetto new-weird: nella collana “modern weird” sono usciti l’antologia Nuovi incubi: i migliori racconti weird curata da Michael Kelly e da Laird Barron, Soli Carbonizzati di Simon Strantzas, di valore alterno, e il ponderoso La cerimonia sempre di Laird Barron, romanzo nel complesso di buon livello.  L’ultima uscita è stata quella poi dell’ottimo L’ultima-rivelazione di Gla’aki di Ramsey Campbell, un autore che, in realtà, non era certo sconosciuto ma che rappresenta in ogni caso un classico dell’horror moderno.

Ora Hypnos ha inaugurato una nuova collana sempre consacrata agli autori emergenti del new-weird chiamata “Visioni” e dedicata alla narrativa breve: la prima uscita è stata dedicata a Profondità di Livia Llewellyn, un’autrice estremamente interessante che scrive dark-fantasy, horror e narrativa erotica e che dimostra di avere nelle sue corde una morbosa fantasia “visionaria” e una naturale propensione alle tematiche oscure.  Poi è stata la volta di Lovecraft Museum di Steve Rasnic, autore molto importante del genere con alle spalle oltre 350 racconti e 6 romanzi. L’ultima pubblicazione concerne invece il già citato e prolificissimo Laird Barron con X come occhi.

Dimenticate La Cerimonia, romanzo dai ritmi lenti in cui l’orrore viene rivelato poco alla volta. In X come occhi troviamo il Laird Barron in versione “pulp”, dai ritmi serratissimi e dalla fervida immaginazione. Lo scrittore statunitense ha sempre saputo miscelare i generi più disparati come western, hard-boiled, noir e l’orrore cosmico di scuola “lovecraftiana” con rara maestria.  Qualcuno di voi  ricorderà il racconto L’intimidatore apparso in Hypnos 2 in cui già emergevano le concitate qualità di questo scrittore. In X come occhi la visionarietà di Barron sembra non avere freni: la storia, ambientata nel 1956, vede protagonisti 2 giovanissimi ragazzi, Mac e Dred, figli di un magnate di una multinazionale tecnologicamente avanzatissima. I 2 ragazzini sono stati addestrati in un tempio isolato sull’Himalaya chiamato il Tempio del Leopardo delle Nevi per affrontare pericoli di natura apocalittica e cosmica. La vicenda procede per situazioni paradossali e sbalzi temporali in cui i 2 protagonisti si trovano di volta in volta coinvolti: in un computer ipertecnologico sembra nascondersi il segreto di un culto innominabile. La lettura scorre fluida e veloce e si è di continuo sbalzati in situazioni al limite in cui Barron sfrena tutta la sua fantasia: rivivono antichi culti di “lovecraftiana memoria”, viene citato Azathoth, “il dio cieco che gorgoglia e bestemmia al centro dell’universo”, e si parla persino della narrativa di Lovecraft in confronto a quella di Clark Ashton Smith: a pagina 39 Mac dice “Non son un tipo da Lovecraft, preferisco Clark Ashton Smith” in cui certo emerge tutta l’ironia di Barron. La coerenza dell’insieme non sempre sembra solida ma gli squarci “visionari” dello scrittore statunitense riescono ad essere, in alcuni momenti, davvero potenti. Siamo molto lontani insomma da una narrativa d’atmosfera’, elemento questo molto importante per Lovecraft, ma gli amanti del new-weird non rimarranno certo delusi.

Il volume si può acquistare direttamente nel negozio online delle edizionihypnos.

Laird Barron “X come occhi” – Edizioni Hypnos – 96 pagine – Euro 8,90 – 2016

 

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