Alles: Culture

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Viene dalla Polonia il progetto Alles, fondato da Marcin Regucki e Paweł Strzelec, che, alla fine del 2016, ha rilasciato un album bello e sorprendente, uno dei pochi in cui di recente abbia potuto notare novità e originalità. Nato come duo minimal synth, Alles ha pubblicato un paio di anni fa un disco, Post, che riproponeva i canoni del genere, ‘aggiornandoli’ con suoni ‘stranianti’ ed ampliandone la portata. Dall’esperienza maturata, oggi è scaturito Culture, un viaggio musicale di ricchezza stupefacente che va assaporato lentamente e con la massima concentrazione. E’ chiaro che, come in tutte le produzioni davvero intriganti, il valore principale di questa musica e la sua peculiarità stanno nella straordinaria capacità di contaminare spunti e ‘frammenti’ tratti dagli stili più disparati e senza mai imitare i Joy Division! Nello specifico, oltre alla synthwave e ad analoghe forme elettroniche, che ne costituiscono il nucleo, industrial ed EBM, a rafforzare la struttura, ma anche folk e tradizione popolare, con inattesi momenti melodici che stupiscono. La voce di Paweł Strzelec non è strabiliante ma riserva varie sorprese ed il fatto che utilizzi la lingua madre sfortunatamente limita la comprensione dei testi dei quali, dopo aver visto qualche traduzione in inglese, bisogna riconoscere l’importanza; d’altra parte, il legame con la Polonia è un dato di fatto costantemente presente: si veda, a tale proposito, il video ufficiale dall’opener “Kultura”, con la traduzione delle parole. “Kultura”, in ogni caso, è un brano bellissimo: i primi minuti di piano dal sapore vintage, dopo i quali non si sa cosa aspettarsi, finiscono in bizzarre note dissonanti in stile ‘organetto’ ed ecco che ci si ritrova nella plumbea ‘attualità’, con registrazioni impersonali su una trama ‘sintetica’ sempre diversa ed un ritmo vivace ma non aggressivo – ci sarà tempo – mentre il canto di Strzelec è di quelli che non va più via dalla testa. Subito dopo, “Lament” ci ‘accoglie’ con una melodia dai toni assai mesti che ricorda decisamente una musica popolare, ma un’elettronica cupa e sferzante dall’andamento rigoroso, talvolta vivace, ribalta lo scenario con una ‘tattica’ spesso usata dai due. Poi, “Dezintegracja”, dal forte contenuto politico, sperimenta taglienti suoni vicini all’electro, martellanti e ripetitivi, interrotti da rallentamenti improvvisi e “Konflikt” fornisce una versione di synthwave così distorta da uscire letteralmente dai binari; con “Miasto Duchów” ci troviamo nuovamente in contesto popolare, ma anche qui il paesaggio cambia molto presto divenendo assai più ‘metropolitano’. Quindi, superate le sonorità ‘affannose’ di “Drama”, in “Gloria Victis” la cupa elettronica è intervallata da passaggi a tinte ‘orchestrali’ e se “Homo”, nonostante le occasionali derive apocalittiche, appare quasi convenzionale rispetto al resto, “Ziemia Niczyja” conclude con inquietanti e sinistre variazioni un lavoro che, una volta scoperto, non potrà non avere i riconoscimenti che merita.

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