5TimesZero: ZeroK (ØK)

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Come spesso abbiamo avuto occasione di osservare, la Germania è, fra le altre cose, il regno del synthpop e produce quantità industriali di band che lo rappresentano. Abitualmente il livello è tale da potersi prendere il lusso di ignorarle ma a volte esce qualche album sul quale, per un motivo o per l’altro, occorre soffermarsi, quanto meno per esercitare il diritto alla critica, qualora se ne intraveda la necessità. E’ il caso di ZeroK (ØK) di 5TimesZero. Parliamo di una band di ben cinque elementi, in circolazione da un paio di anni, che ha voluto dedicarsi proprio al genere che abbiamo menzionato: la formula scelta per il disco è quella dello stile orecchiabile, con motivi ‘facili’, a volte anche gradevoli, e l’aggiunta qua e là di qualche elemento più duro, vicino al dark electro, per rendere l’insieme un po’ più ‘frizzante’. La prima traccia, “Unimportant” rispecchia fedelmente le caratteristiche che abbiamo enumerato fin dai primi beats: vivaci il giusto, nonostante la ritmica rimanga solitamente moderata, ben armonizzata con i colori pop del brano. La seguente, “Don’t Push Me” illustra quella che pare essere la filosofia praticata dai nostri: creare una formula equilibrata – una sorta di via di mezzo – fra il synthpop più popolare e le sonorità ‘toste’ dell’EBM, proponendo una musica che, se non sarà prediletta dalla critica, almeno troverà diritto di cittadinanza in discoteca. “Art of Living”, per esempio, si sposta verso uno scenario più dark, con andamento pulsante; tuttavia i nostri complessivamente sembrano riuscire meglio in brani come “Naked”, dal brioso impianto elettronico e il sapore più rock che EBM, piacevole all’ascolto anche se di poca sostanza. Del resto, sostanza vera qui, in generale, non è che ce ne sia molta: in “Pyromanic” si apprezza la parte vocale, intensa e impetuosa e i suoni sono più robusti e anche “Frozen” si avvicina all’electro sfornandone tuttavia una versione per così dire edulcorata che agli amanti del genere probabilmente non dirà granché. Delle restanti tracce, alcune si possono classificare come unicamente ballabili (“Augen der Großstadt”, “‘State Of Being”, “Higher Smile”) altre invece, caratterizzate da ritmi e suoni più duri e nervosi, paiono allinearsi allo stile EBM (“My Side”, “Can I Balize You?”). Infine, “Paths” conclude ancora una volta con la formula ‘via di mezzo’ un album che, a conti fatti, non è fra quelli da considerare indispensabili.

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