Donato Epiro: Rubisco

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Esistono musiche e artisti oscuri che, in competa solitudine, producono universi sonori mistici e surreali. Nel ribollente magma della musica elettronica, ambient e  sperimentale, spesso così inflazionato, ogni tanto emerge qualche nome che ha qualcosa da dire. Uno di questi è Donato Epiro: si tratta di un giovane compositore italiano che ha già alle spalle alcune pubblicazioni di rilievo oltre ad essere un componente degli psichedelici e cosmici Cannibal Movie. Sicuramente da ricordare è Fiume nero del  2014, un disco nel solco di un’elettronica e di un tribalismo rituale e sognante che, personalmente, mi ha ricordato Il Giardino dei Faraoni dei Popol Vuh oltre che esperienze italiane degli anni ’70 come gli Aktuala e Lino Capra Vaccina. Ora esce il nuovo lavoro intitolato Rubisco: si tratta di una sorta di concept apocalittico in cui il musicista pugliese immagina un futuro in cui la via sul pianeta Terra si è estinta. Sono tematiche queste non certo estranee alla migliore tradizione dell’industrial italiano: basta pensare a certi paesaggi desolati e post-atomici immaginati da Maurizio Bianchi. Ma, in questo senso, mi vengono in mente anche i tedeschi Cranioclast capaci di creare un immaginario distopico e ”ballardiano”. Già dalla copertina di Rubisco veniamo così introdotti verso un futuro di una desolazione totale e definitiva. Anche la musica contenuta in questi solchi è diversa dal precedente Fiume nero: le ambientazioni rituali e mistiche vengono sostituite da sonorità più asettiche e algide, quasi una colonna sonora della distruzione del nostro sistema vitale: fin dall’inziale title-track veniamo così proiettati in un ambiente dalle tonalità brumose e fantascientifiche. In “Affluente” ritorna però il tribalismo etnico memore della lezione di artisti come Jorge Reyes e Muslimgauze: forse il simbolo di un residuo di vita e di speranza in un contesto dai contorni oscuri e inquietanti. Caldamente consigliato ai viaggiatori mentali.

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