Sixth June: Virgo Rising

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A dieci anni circa dalla loro ‘nascita’ i Sixth June pubblicano l’album Virgo Rising che conferma le scelte perseguite dai due fin dall’inizio: impostazione elettronica, atmosfere meste ma mai opprimenti e fedeltà a canoni musicali synthwave con risultati non necessariamente ‘scontati’, anzi spesso felici, se consideriamo l’efficacia di alcune loro melodie. Virgo Rising contiene otto brani e molti di questi sono di ottimo livello: la vocalist Andonov, non particolarmente incline a virtuosismi canori, domina la ‘scena’ con un’ammiccante malinconia che ricorda, a tratti, le tonalità tipiche di Larissa Iceglass dei Lebanon Hanover senza tuttavia arrivare a certi ‘abissi’ di scoramento che caratterizzano quest’ultima. Già deliziosa la prima traccia, “Night Before”, ricca di quegli elementi ‘pop’ da sempre ‘coltivati’ dalla band con la classe cui ci ha abituati: qui, tra l’altro emerge un sax, molto insolito per il genere – ma che, per esempio, i citati Lebanon Hanover avevano sperimentato con successo – che attenua la globale freddezza del clima, altrove assai più evidente. Poi, un inizio ‘dark’ per “Nebo”, forse una delle più elaborate e ‘sfaccettate’, lenta e notturna con una trama elettronica bellissima e una suggestione misteriosa che incanta; la seguente “Call Me” opta per una modalità pop vivace e ballabile ma anche piuttosto piacevole da ascoltare e la strumentale “Tatjana” ‘ribadisce’, arricchendo la ritmica di sfumature ‘ipnotiche’. Quindi, bypassata la più anonima “Other Side of Love”, ravvivata tuttavia da uno struggente sax, e la successiva “My Joy”, definita oltre che dallo stesso sax, da suoni comunque meno convenzionali, dal sapore quasi ‘orientaleggiante’, troviamo “Knife in the Water”, melodia pop sufficientemente gradevole. Infine “Falling” conclude con oscure sonorità darkwave abbinate a ad un canto assorto e, di nuovo, ad un sax raffinato un disco che, a mio avviso, non passerà certo inosservato.

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