Stillife: Shattered

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Progetto di Rostov nato alla fine del 1998 e incentrato attualmente su Stanislav Ivanov e Konstantin Konstantinov, gli Stillife si sono conquistati nel corso del tempo un seguito notevole in Russia, loro paese di origine, ma cominciano anche ad essere conosciuti sulla scena internazionale. In particolare, il nuovo lavoro Shattered ha meritatamente ottenuto un’accoglienza molto positiva: in esso troviamo undici brani accomunati dalla matrice dark ma che rivelano un’ispirazione varia ed eclettica, che non esclude l’uso di strumenti ‘classici’ come gli archi accanto al convenzionale ‘armamentario’ elettronico; se a questo aggiungiamo il contributo della bella, profonda voce di Stanislav Ivanov, possiamo dire che i risultati sono ben degni di attenzione. La suggestione inizia con la prima traccia, “Endless”, pochi minuti di tenui sonorità evocative che, con dolcezza e malinconia, toccano le ‘corde’ più sensibili. Poi, “Always Apart” introduce con gotici archi un canto che non esito a definire seducente e la magia prosegue nella title track, “Shattered”, che, con il basso cupo alla base di un ritmo piu ‘risoluto’, si avvicina al gothic più tradizionale e al contempo propone una delle melodie più struggenti, intrisa di malinconia e mistero. “Voices” – voce e chitarra bellissime che mettono in risalto un testo tutto da ascoltare! – è uno dei pezzi dal sapore darkwave e trasmette inquietudine dolorosa, mentre “Ongoing Overrides” apre a scenari più propri del folk, cui gli archi ancora una volta conferiscono originali tinte ‘neoclassiche’; in “My Old House” il pathos che emana dalla voce è indescrivibile. L’apice della tristezza giunge con “Let Me In”, una ballata nerissima, introdotta da desolate note di piano e da quel suono, iniziato al termine del brano precedente, che sembra il picchiettio di un acquazzone; se si riesce ad arrivare in fondo senza disperarsi, però, si avrà subito dopo il conforto di “In The Dark”, il cui andamento un po’ più vivace dà quasi la sensazione di un alleggerimento dell’atmosfera, come conferma del resto la seguente “Birds Of Passage”, sempre malinconica ma dai colori meno oscuri. In chiusura troviamo la più scorrevole ma non per questo più facile “The Other Side” e poi “Timeless”, che conclude con una melodia accattivante quanto accorata, ovvero con la formula più usata da Stillife, un disco bello, che merita di essere conosciuto e, forse, poteva avere un posto fra quelli ‘distintivi’ del 2016.

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