The Stompcrash: Swear By the Moon

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Bentornati Stompcrash, icone del gothic/dark italiano, che non sentivamo dai tempi di Love From Hell. Questo quarto album Swear By the Moon prosegue nella linea che la band ha intrapreso da anni e che l’ha resa incrollabile ‘simbolo’ del genere, che ormai sa ‘gestire’ con padronanza indiscutibile. I dieci brani del disco sono in questo senso più o meno tutti quanti validi esemplari dello stile gothic e i fan troveranno qui pochi cambiamenti rispetto a Love From Hell: insieme all’impostazione rock/melodica ben ‘governata’ dal vocalist Chris, l’attiva presenza della tastiera garantisce circa i legami con il sound ‘wave’ e conferisce quel tocco di fredda eleganza che è un po’ il marchio degli Stompcrash; l’ispirazione da cui Swear By the Moon è scaturito si collega, come si è letto, a certi classici della letteratura gotica. La prima traccia, “My Tied Bride”, apre giustamente con un basso efficace e vigoroso che preannuncia andamento vivace su una melodia decisamente riuscita, il tutto completato da una trama ‘sintetica’ di classe e una chitarra impeccabile: una ‘premessa’ di ottima fattura. Poi, “Plague Doctor” ripropone l’‘aura’ da classici del gotico, stile Mission, per intenderci: il risultato chiaramente c’è, qui come dopo, in “Twisted Souls”, che si fregia anche di un azzecatissimo riff, tuttavia la fastidiosa sensazione di ‘già sentito’ ogni tanto si affaccia e ‘inquina’ il giudizio. Poco più in là, abbiamo uno degli episodi più validi, “Dance Like Marionettes”, pezzo assai malinconico e struggente, con una grandissima chitarra e dotato di un ‘allure’ romantico che lo distingue dal resto; niente affatto male anche “Love is the Deepest Sea”, in cui il canto intenso e ‘muscoloso’ e le vigorose note di chitarra si lasciano sicuramente apprezzare. Delle restanti, da segnalare soprattutto “Take me Away” con tastiera dai toni evocativi ed atmosfera gotica/decadente e la conclusiva “Mirrors”, forse la più bella in assoluto, che chiude con visioni cupe e inquietanti un album che funziona, ma in cui mancano quell’estro e quella libertà espressiva che in una band di esperienza come The Stompcrash sarebbe lecito aspettarsi. In sostanza ci si chiede: perchè non osare di più?

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