Kælan Mikla + BeStrass, Bologna 14/04/2017

446
0
Condividi:

Kælan Mikla a Bologna – Foto di Mircalla

È da un po’ di tempo che ho questa teoria: se il gotico dal punto di vista della “scena” è indubbiamente in crisi, la “musica oscura” è di contro in gran forma. Tante infatti sono le band attuali che, ispirandosi ai suoni e agli artisti di quegli anni, producono una musica eccellente, che viene apprezzata da un pubblico decisamente (e fortunatamente) eterogeneo. In più il centro geografico di questo panorama si è spostato da luoghi “classici” come Inghilterra, Germania e Stati Uniti, da cui sono provenute le band più rappresentative dello scorso trentennio. Capita quindi che i nomi che più hanno suscitato clamore di recente vengano dalla Turchia (She Past Away), dalla Grecia (Selofan) o per l’appunto dall’Islanda: le Kælan Mikla hanno infatti conquistato con il loro esordio apprezzamenti pressoché unanimi, guadagnando un seguito assolutamente trasversale, dai goth hard-core agli hipster amanti dell’elettronica, dal pubblico indie a qualche metallaro di ampie vedute.

Il pubblico accorso a questa prima loro apparizione in terra italiana, nel piccolo spazio del Freakout, ha confermato questa percezione. Il locale è di fatto una specie di Centro Sociale con molti dei pregi di questo genere di realtà (entrata a offerta libera, prezzi politici per le consumazioni al bar) ma con un impianto sonoro purtroppo non all’altezza.

Le limitazioni nel suono del posto sono apparse in tutta la loro drammatica evidenza durante l’esibizione dei BeStrass, che ho “percepito” più che ascoltato, visto che il compatto muro sonoro generato dal gruppo usciva parecchio mescolato dalle casse del locale, complice anche un volume sparato colpevolmente oltre misura. La band è una classica formazione a quattro di matrice rock, con doppia chitarra, basso e batteria. Sul palco del Freakout l’impressione è stata tutto sommato buona e l’ascolto successivo del loro esordio su Bandcamp ha confermato questo giudizio positivo. I BeStrass propongono un suono gotico potente, fatto di arrangiamenti non scontati (si ascoltino ad esempio le sofisticate linee di basso) e con una forte impronta melodica. In qualche modo possono essere annoverati tra le fila delle formazioni italiche che hanno trovato una via personale al goth, mescolando la tradizione rock anglosassone con il gusto mediterraneo per le melodie. Un po’ tra Artica e Klimt 1918 quindi, i BeStrass convincono, anche se la loro tendenza a creare composizioni assai lunghe e ampollose un po’ stanca: una maggiore asciuttezza in fase di esecuzione a mio avviso gioverebbe.

Kælan Mikla a Bologna – Foto di Mircalla

I limiti dell’impianto del locale non hanno fortunatamente nociuto all’esibizione delle headliner, che d’altra parte propongono una minimale formula sonora fatta da synth più drum-machine, basso e voce, risultata udibile in modo discreto al Freakout. Mi ha colpito la giovanissima età delle Kælan Mikla, in realtà molto più “piccole” di quanto appaiano nei video o in foto. Sebbene piuttosto timide, le tre ragazze sono comunque sembrate molto a proprio agio sul palco: la tastierista Sólveig Matthildur in particolare ha dato l’impressione di essere il vero motore sonoro del terzetto. Ha gestito con perizia gli strumenti elettronici ed è apparsa convincente anche quando si è cimentata al canto. Margrét Rósa al basso ha sostenuto con precisione e potenza il ritmo delle canzoni, senza incertezze e sfoderando una discreta presenza scenica, ad esempio quando nel brano finale ha suonato percuotendo il manico del suo basso o si è seduta a terra con lo strumento in grembo. Ovviamente tutti gli occhi erano puntati sulla cantante Laufey Soffia, molto minuta e con un atteggiamento decisamente dimesso sul palco. Faceva quasi tenerezza, tutta lì indifesa davanti agli spettatori, ma qualsiasi incertezza sulle sue doti di front-woman è stata fugata appena Laufey ha sfoderato la sua incredibile voce. Le sue potentissime urla in quello stranissimo linguaggio che è l’islandese hanno catturato l’attenzione del pubblico, che ha seguito rapito l’esibizione del terzetto.

Il concerto si è aperto con il brano atmosferico e un po’ tetro che apre il CD, con Solveig alla voce principale e con Laufey che accendeva dei bastoncini di incenso per creare un po’ di atmosfera. Seguiva quindi “Myrkrið kallar”, secondo pezzo anche del CD omonimo della band, che ha dato subito modo a Laufey di sfoderare le sue capacità vocali. Se molti sono stati i brani dell’album riproposti dal vivo, la band comunque si è cimentata in diverse nuove canzoni. Una prima differenza, quantomeno apparente, fra queste ultime e le prime, è stata proprio nel modo di cantare di Laufey: i nuovi pezzi sono infatti meno gridati e con delle linee vocali più melodiche. La qualità è sembrata assai buona e non ci resta che sperare di vedere presto in uscita il seguito del fortunato esordio della band.

Da quest’ultimo si diceva che sono state riproposte diverse canzoni: oltre a quelle già citate, la band a Bologna ha fatto ascoltare “Sýnir”, “Upphaf”, “Óráð”, nonché la splendida “Kalt” che è stata accolta con entusiasmo dai presenti. Intensa anche l’interpretazione di “Glimmer og aska”, che chiude il CD e che avrebbe anche dovuto chiudere il concerto del gruppo. Il calore del pubblico ha convinto però le Kælan Mikla ad aggiungere in scaletta un altro nuovo pezzo, con Solveig in primo piano alla voce.

Tra un brano e l’altro c’è stato giusto lo spazio per un “grazie” (o meglio un “takk”), ma il gruppo non ha dato per niente l’impressione di essere freddo o snob. Al banco del merchandising le musiciste erano ben liete di scambiare qualche chiacchiera con i presenti. Dopo la buona impressione su disco le Kælan Mikla convincono quindi anche dal vivo: l’augurio è di poterle riascoltare presto, con il nuovo album o magari vedendole calcare ancora le assi di qualche palco italiano.

Kælan Mikla a Bologna – Foto di Christian Dex

Condividi:

Lascia un commento

*