Merry's Funeral: Metanet

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Dalla Turchia giungono fino a noi le note di pochissimi gruppi, ma quei pochi che riescono a varcare il Bosforo hanno decisamente una marcia in più.

I Merry’s Funeral sono un duo di Istanbul attivo da alcuni anni ma che ha solo di recente iniziato a pubblicare dei brani. Il loro album Metaned, apparso un paio di mesi fa come digital download su Bandcamp, sta per essere pubblicato in CD dalla polacca Batcave.

Come fa intuire il nome del gruppo i nostri si rifanno alla corrente più introspettiva ed esistenziale della new wave, con testi a volte apparentemente oscuri, più spesso utilizzando metafore che si prestano a interpretazioni profonde per chi sa leggere tra le righe…. impresa non impossibile perché sulla loro pagina Facebook ci sono delle traduzioni in più di una lingua di alcuni dei loro testi; il resto con un po’ di curiosità si può fare con un traduttore online.

Ma veniamo alla musica: Metanet è composto di 9 brani: quello che apre l’album, “Ölüm” (che significa morte), non è un desiderio di morte alla Christian Death ma piuttosto l’immedesimazione in una persona che sta per compiere l’ultimo viaggio e vorrebbe prima dimenticare gioie ed affetti per non soffrire. La musica è aperta da una bassline alla Simon Gallup, ma nello sviluppo del pezzo fonde con maestria i riferimenti alle origini con un suono più moderno, con degli stacchi che fanno venire in mente delle contaminazioni in cui la tensione viene espressa con dei suoni che ricordano gli accordi che Ennio Morricone utilizzava nelle colonne sonore dei western.

“Paranoya” ha un suono più moderno ma sempre intimamente oscuro: tra gli accordi della chitarra e la voce carica di enfasi ed emozione di Julius Wentor rappresenta bene le tensioni interiori legate a paure ed ossessioni. Il testo è metaforico: parla della paura delle ombre che ci seguono nel vuoto della notte. Fantasmi o persone vuote e spaventose come fantasmi?

“Katastrof 1708” composto in memoria del terremoto di Marmara del 1999, in cui morirono più di 40.000 persone, è uno dei pezzi più malinconici dell’album: quasi una rappresentazione sonora del dolore, della tragedia. La musica è lenta in modo uniforme, come lo sgomento che lascia paralizzati: ogni accordo del basso è pesante come una lacrima che cade. Il testo sembra descrivere un’istantanea sbigottita di un disastro e delle forze sovrannaturali che lo hanno causato.

“Duvarda Böcekler” (Insetti sui muri), creature che proliferano d’estate, come tracce di morte che non si curano degli umani; un testo metaforico apparentemente banale, ma che può nascondere interpretazioni più profonde, cantato con un’interpretazione enfatica. La musica è nella migliore tradizione wave, lenta e venata di tristezza, una tristezza che nella loro musica non diventa mai rabbia ma piuttosto mesta rassegnazione.

“Mutlu Metanet” (Felice forza d’animo) è in realtà una cronistoria della sopravvivenza in un mondo diverso dal proprio sentire, dove la forza sta nell’uccidere o nel soffocare la paura per poter andare avanti. La musica fonde rimandi ai Cure con arrangiamenti attuali e suoni moderni, come i brevi stacchi di tastiera.

“Geçmişin Laneti” ha un testo introspettivo e disperato alla “Heart and Soul”, cantato con un pathos dal quale traspare la tristezza, come un lamento che arriva dal cuore, senza neppure più la forza di diventare urlo. La musica rappresenta alla perfezione queste emozioni, con stacchi che suonano come sospiri che si stagliano dalla base malinconica e la bassline che nel finale sembra esprimere il disorientamento.

“Siyah Şehir” ha un suono più moderno, con il ritmo delle tastiere in primo piano, ma è presente una malinconia di fondo, forse quella del testo che pare ricordare momenti felici persi nei meandri di una città nera, in cui solo la notte permette di esprimersi.

“Yanılsama” è un breve strumentale dove un campionamento sintetico di ottoni accompagna i riff lenti e dolorosi di una chitarra acustica, come la voce dei sogni che tenta invano di illuminare una oscura realtà.

L’album è chiuso da “Günler”, cover di una canzone turca che penso sia totalmente sconosciuta al pubblico italiano: è una canzone d’amore per qualcuno che non c’è più” e sia il cantato che la musica, una ballata gravida di nostalgia dolce-amara, rappresentano perfettamente lo struggimento di un addio ad una persona che si desidererebbe ancora stringere tra le braccia.

Un grande esordio, che ci dimostra che la new wave non è morta soffocata dal make-up e le apparenze, ma che ci sono ancora dei gruppi in grado di comprenderne il senso profondo ed interpretarlo in chiave attuale.

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