The Last Days Of Jesus: The Last Circus

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Nella loro ventennale carriera i The Last Days of Jesus hanno dimostrato di essere una band altamente versatile, lontana anni luce dai dettami stilistici che troppo spesso vengono rigorosamente e pedissequamente riproposti dalle band che battono la strada del death rock.
La vena scherzosa che spesso ha contraddistinto la loro immagine, si pensi alla copertina dell’album “Dead Machine Revolution” o alle espressioni clownesche del frontman MaryO, non devono però trarre in inganno: questa giocosità, per nulla celata, sicuramente ha giovato per la creatività della band, permettendo di osare, di svecchiare un genere troppo spesso associato ai canoni eccellenti della band di Rozz Williams e Valor Kand (si, aggiungiamo quest’ultimo anche se potrebbe aprirsi un’interminabile dibattito).
L’impressione che si ha ascoltando la loro ultima fatica discografica “The Last Circus” è quella di immergersi in un viaggio, in uno spettacolo “circense” -il pregevole artwork aiuta molto in questo senso- dove ogni singola canzone costituisce un tassello di uno spettacolo composto da ben 16 atti. Ogni episodio ha una propria marcata identità ma allo stesso tempo appartiene al tutto dell’opera. Ed è appunto la creatività a regnare sovrana. È impossibile non farsi conquistare dall’opener “Joker’s Aid” dove le risate di MaryO e le trombe, catturano l’attenzione dell’ascoltatore prima di ammaliarlo inesorabilmente con l’ottimo break di chitarra proposto nel finale.
Il cowbell di “Any Changes, My Friend?” sorprende per la naturalezza con il quale si inserisce nella trama death rock della canzone. Gli stilemi più classici del genere vengono sempre elaborati risultando mai banali. Questo è il caso di canzoni come “Love Turns Hate”, brano dall’andatura più decadente o nella rassegnata “Cabaret of Life” dove piano, organi e le trombe nel finale costruiscono un’atmosfera molto accattivante.
Quando i TLDOJ spingono il piede sull’acceleratore, ecco che emerge una spregiudicata attitudine punk che si sposa alla perfezione con l’indole death rock della band. L’esempio più cristallino in tal senso è il brano “1-2-3 War”. Ma le sorprese non sono finite perché nell’abile commistione di generi trovano spazio il rockabilly di “Steel Love” e la cabarettistica “Swing the Clown” che trascina l’ascoltatore su territori in odor di burlesque.
In definitiva ci troviamo al cospetto di un buon lavoro che ha il pregio di farci ascoltare qualcosa di diverso, originale ed immediato: caratteristiche che nel 2017 sono tutt’altro che scontate.

Web: https://thelastdaysofjesus.bandcamp.com
Email: thelastdaysofjesus@yahoo.com
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