Laura Schen: Metamorphosis

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Torna l’italo/berlinese Laura Schen con il terzo album Metamorphosis che, si spera, le consentirà di ampliare ulteriormente il suo pubblico rispetto al precedente Electronic Bubbles. L’esperienza nel campo dell’elettronica, maturata anche con l’attività di produttrice musicale, permette, del resto, all’artista di ‘spaziare’ in stili differenti, mostrando ogni volta un’invidiabile padronanza e, tutto sommato, una ricchezza notevole nell’ispirazione: composte e realizzate in solitudine, come è abituale per la loro autrice, le tracce di Metamorphosis non ricordano molto quelle di Electronic Bubbles che, in genere, apparivano legate a forme synth-wave con l’utilizzo, talvolta, di ritmiche vivaci e penetranti, adatte al dancefloor. Qui Schen attinge ad altri campi decisamente meno ‘facili’ adottando sonorità mutuate all’ambient, spesso di ampiezza ‘atmosferica’ e quasi sempre di grande freddezza, anche quando sono abbinate con originalità ad un canto non banale; le combinazioni mostrano tuttavia una tale varietà che l’ascolto risulta assolutamente gradevole. Così l’opener “Two Faces”, uno dei brani più intriganti, esordisce con suoni minimali che poi si uniscono a diversi ‘giri’ elettronici e rumorismi ‘industriali’, oltre che ad una vocalità in stile ‘arcaico’, creando un amalgama insolito e suggestivo. Poi, la ritmica accelera in “A World Apart”, e, incalzante com’è, viene ‘accostata’, in modo assai originale, ad una tessitura elettronica più ‘assorta’ e alla voce dai toni enigmatici; la strumentale “Ice”, strizzando l’occhio all’electro, apre cupe visioni ‘metropolitane’ piene di tensione. L’atmosfera inquietante si rinnova nella seguente “Meta 11” che, sia pure con una serie di originali variazioni, pare avvicinarsi a canoni wave mentre “Two Dimensions” si cimenta in campi decisamente sperimentali, introducendo sonorità ambient e singolari dissonanze; il mood continua in “Lips”, altra strumentale di carattere che ‘saggia’ suoni electro robusti e rumorismi ‘assortiti’. Ma è palese la simpatia dell’artista per i ritmi dal sapore tribale e le tonalità vagamente ‘etniche’: lo si nota nella bella “A Woman” e anche, in un certo senso, nella successiva “The Upside Down” che però si ‘riveste’ di una patina più ‘futuribile’, ancora una volta a tinte industrial. Infine, superata la tenebrosa freddezza di “Attraction” e la complessità quasi ‘orchestrale di “Oxigen – Blumen”, “A Dream” conclude con scenari di ampio respiro e ‘afflato’ cosmico un disco che dimostra maturità e sicurezza e ha tanto da rivelare. Per questo motivo non possiamo che sperare che il mini tour europeo di Laura Schen, nel quale saranno eseguite esclusivamente le nuove tracce, passi anche dalle nostre parti.

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