Viridanse: Hansel, Gretel e la strega cannibale

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Attacco veemente con la title-track che corre veloce sulle ali di una sezione ritmica vorticosa, d’una chitarra indemoniata e di tastiere onnipresenti che nell’esecuzione rimandano chiaramente alla scuola prog degli anni settanta. Eppoi la voce declamatoria di Gianluca Piscitello, il quale non si risparmia di certo, qual miglior cantore di queste liriche rabbiose? E’ proprio la riuscita sintesi di correnti apparentemente inconciliabili (la grandeur del progressive più ermetico, come in “Arkham”, e la new-wave figlia diretta del post-punk) a rendere Hansel, Gretel e la strega cannibale un’opera sicuramente interessante ed innovativa, segno che la fonte dell’ispirazione più cristallina dei veterani Flavio Gemma ed Enrico Ferraris non si è prosciugata con lo scorrere del Tempo, tutt’altro, e che ha invece trovato nei nuovi membri Giancarlo Sansone, Erik Nalin (neo-entrato alle percussioni) ed il citato Piscitello degli ottimi compagni di viaggio. Mantenendo un contatto anche con il presente, lo testimoniano i tratti più ragionati di “Alle montagne della follia” (altro riferimento alla produzione lovecraftiana). Le chitarre s’ispessiscono fino ad incorporare elementi hard-prog, le keys fanno sfoggio di perizia e di perfetto tempismo, entrando puntualmente nel vivo del tema d’ogni singolo episodio arricchendolo di preziosi inserti, basso e batteria contribuiscono ad elevare un wall-of-sound imponente, lasciando a Gianluca il compito di vigilar sul cotanto possente costrutto. “Scomunica” è episodio centrale non solo per la posizione che occupa nella track-list (posto proprio a metà), bensì sopra tutto perchè sfoggia una veste sontuosa: il complesso elabora un motivo enigmatico, scuro come la notte, pesante come una cappa di piombo. Sei corde e tasti fanno a gara per guadagnarsi il proscenio, in un duello appassionante che focalizza l’attenzione su liriche pungenti. La componente teatrale, vera spina dorsale di Hansel, Gretel e la strega cannibale, si rivela ancora una volta carta decisiva da giocare in “Aria”, con Enrico Ferraris che ricava dal suo strumento suoni cupi: sono gli austeri Killing Joke (quelli di “Brighter than a thousand suns”) a scavare il solco nel quale i Viridanse s’inseriscono con assoluta naturalezza (mantrenendo alta la tensione narrativa per tutti i suoi undici minuti di durata). Lo spirito incorrotto della new-wave si impossessa de “Il grande freddo”, la registrazione (effettuata presso il Teatro Comunale di Alessandria in dimensione live) acuisce il senso d’urgenza espresso da questa composizione. Che Hansel, Gretel e la strega cannibale sia un gran disco lo conferma anche l’ultima traccia, non un calo di tensione, emozioni ad ogni svolta, il piacere dell’ascolto. Anche se proprio la complessità potrebbe costituire un ostacolo alla capillare diffusione di questo album che fotografa una band in stato di grazia, capace ancora d’emozionare. Da sottolineare la cura particolare riservata ancora una volta alla confezione, col booklet che ospita una serie di estratti d’opere di Antonio De Nardis e di Aeno China.

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