Alchima: Musa

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La presenza della sezione ritmica di “URSA” ed i riferimenti dichiarati all’opera dei Novembre non traggano in inganno, è vero che Emanuele Tito (già all’opera come Shape) ha potuto beneficiare della collaborazione di David Folchitto e di Fabio Fraschini, che con Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau e presente su Musa alle chitarre) ricopre il ruolo di produttore, ma l’esordio con questa nuova sigla va approfondito a dovere, rendendo merito all’Artista napoletano di aver concepito ed articolato un disco molto interessante. Le atmosfere più raccolte si addicono agli umori dell’Autore, meglio a fuoco risultano episodi come “My own sea (Fading)”, l’epica “The fallen one” e la finale “Memory (Assenza)”, gli inserti in madrelingua non stridono con il contesto della canzone ove sono inseriti, su Musa aleggia un’aura pregna di mistero senza che questa gravi eccessivamente sul risultato finale. Alcuni passaggi rivedibili non intaccano il giudizio finale, che si attesta su una meritata sufficienza, attingere alla fonte ispirativa di un complesso così importante per lo sviluppo della scena alternartiva italiana (non solo di ambito rigorosamentre gothic-metal) segna un punto a favore di Emanuele, sopra tutto perchè egli vi si approccia con dichiarato rispetto. La produzione smussa alcune asperità caratteriali di Musa, il quale permette ai musicisti coinvolti di dare libero sfogo al loro estro: l’originale “Waltz of the sea” suggella l’impressione di un nucleo ottimamente amalgamato.

Per informazioni: http://www.facebook.com/b2krecords
Web: http//:www.facebook.com/alchimia0
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