Blind Stag: Victims of a Selfish Kind of Love

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Ci viene sottoposto a distanza di alcuni mesi dalla sua uscita il debut album dei Blind Stag Victims of a Selfish Kind of Love. Si tratta di un progetto romano fondato già da un paio di anni da Feel Prev e Sidereus Nunzio, personaggi attivi precedentemente in ambito rock; i due sono dediti, come tanti altri nella nostra scena, al synth pop in una versione generalmente leggera e orecchiabile, destinata a momenti ‘disimpegnati’ o anche ‘danzerecci’. Il disco contiene dieci tracce omogenee e indicativamente di buon livello, la cui resa nelle esibizioni live probabilmente è assicurata anche se, ad essere sinceri, mancano dei pezzi che colpiscano immediatamente o si distinguano in modo particolare, tanto che l’insieme risulta nel complesso un po’ troppo uniforme. L’opener “The Night Forever” esordisce ‘trottando’ al suono dei synth, con una ritmica vivace e una delle melodie che restano più impresse. La successiva “The Delay of the Stars” mostra maggiori riferimenti alle sonorità synth wave anni ’80, Depeche Mode in primis, anche se, rispetto a questi ultimi, l’arrangiamento appare più elaborato e ‘carico’; “Same Time” è uno degli episodi più riusciti: malinconia e pathos prendono il posto dello scenario da discoteca, la parte vocale si rivela pregevole e il finale affidato al piano non è privo di suggestione. Quindi, dopo l’intermezzo strumentale di “Deep Blue”, “Temple of You” tenta l’avvicinamento a suoni elettronici più duri mentre la voce mantiene toni di intensità evocativa. Delle rimanenti tracce sono da segnalare la vivace e piacevole ‘marcetta’ “Feelin’ the Sunshine” che si estende per oltre cinque minuti proponendo briose variazioni, la malinconica, depechemodiana vecchio stile “To Wish Impossible Things” e la conclusiva “Cast Away” che termina con una gradevole melodia elettronica arrangiata con gusto e varietà un album magari non insolito ma sufficientemente ricco di spunti.

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2 comments

  1. Christian Princeps 8 giugno, 2017 at 16:30

    “To wish impossible things” è una cover di una canzone (peraltro molto carina) dei Cure contenuta in “Wish”.

  2. Mrs. Lovett 8 giugno, 2017 at 18:10

    Grazie della precisazione. In effetti mi sembrava di conoscerla, nonostante Wish sia uno degli album dei Cure di cui so tutto sommato poco, visto che dopo Disintegration, li ho messi parecchio in disparte. A questo punto, riascoltando l’originale – si, abbastanza carino – resta da valutare se i nostri Blind Stag abbiano reso al brano un buon servizio…

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