Descendants Of Cain: Conversations With Mirrors

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A distanza di quattro anni dalla precedente release, l’EP Hell Bar Blues, i Descendants Of Cain, progetto fondato da D M Kruger, propongono l’album Conversations With Mirrors. Chi abbia dimestichezza con le produzioni precedenti – qui, per esempio, si è parlato a suo tempo del lavoro del 2011 Songs From a Vanishing World – saprà del legame di questa musica con il classico gothic, anche se, dalla nascita del gruppo nel 1998, il sound del gruppo ha accolto qua e là elementi ‘atmosferici’ e di ampio respiro o, occasionalmente, sfumature folk o di stampo ‘orchestrale’, diventando più variegato e, francamente, più interessante. L’evoluzione è visibile anche in questo disco: undici tracce di buon livello, alcune delle quali decisamente valide, con paesaggi suggestivi e molto dark. Apre la bella “Shapes In The Mist” con cupe note elettroniche: il testo recitato con gravità confluisce quindi nel canto dai toni marziali e la melodia è di certo una delle meglio riuscite del lotto. Poi, “These Hands” esordisce con un tetro e lento piano per condurci, mediante le sonorità ‘orchestrali’ di cui si diceva, in uno degli scenari più ‘depressi’ che, qui, ci capiterà di incontrare; “Lost In The Woods” torna efficacemente sotto l’‘egida’ del gothic con suoni di notevole sostanza e il mood persiste anche nella seguente “Unbreakable”. Poco più in là un altro degli episodi di rilievo è sicuramente “Shallow”, ‘grondante’ pathos ad ogni frase, soprattutto dove la chitarra emerge, regalando passaggi molto coinvolgenti; “Let Go” arricchisce i suoni gothic con ‘tocchi’ arabeggianti. Infine, segnalo ancora “The Echo And The Voice”, con la sua atmosfera straordinariamente oscura e l’ultima, brevissima traccia, “Lost To The Noise”, che con poche lineari note di piano ed una sorta di inquietante lamento conclude in autentica desolazione un disco assolutamente non banale.

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