Furvus: Aes Grave

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Attivo su più fronti, Luigi Maria Mennella rilascia il secondo capitolo dell’epica Furvus (anche se tra il presente “Deflorescens Iam Robur” v’è un intermedio i contenuti del quale sono andati perduti irrimediabilmente, a causa di quegli incidenti ai quali la modernità ci condanna: se in cenere andavano tomi preziosissimi, oggidì bruciano i computer…), mantenendo altissimo il livello della sua ricerca; fonti liriche accertate, un approccio spontaneo e naturale all’esecuzione, e non è un caso che Luigi Maria reclami nelle note a corredo dell’elegantissima quanto severa confezione una integrità necessaria, di questi tempi di prodotti dei quali è difficile distinguere quanto sia realmente suonato (o cantato). Trattasi nello specifico di nove composizioni che si attestano sui tre quarti d’ora complessivi di durata, caratterizzati dal canto ispirato di Luigi e dalle tessiture sonore solenni, innerbate dalla tenacia dell’Autore il quale non si è lasciato vincere dagli eventi bensì da questi (la perdita irrimediabile del materiale che avrebbe dovuto costituire l’accennato secondo disco) ha tratto evidentemente novelle forza ed ispirazione, che riversa nella corale “Attollimus culignas, pro gloria Bacchi!”, o nei due atti di “Pos de chanter m’es prez talenz”. Non si risparmia Luigi Maria Mennella, come quei ricercatori che insistono quando tutti abbandonano (l’inglese di “Moon in the mone” è quello dell’età di mezzo), certi che i loro sforzi verranno alfine premiati, anche se solo dalla intima soddisfazione d’aver coronato i propri sforzi, o come quei viaggiatori che non temevano rischi e pericoli delle terre incognite che andavano ad esplorare. L’ultima traccia, “De Rerum Natura”, racchiude la più intima essenza di Aes Grave: il suo epico ed austero incedere e l’ispirato canto infondono un senso di drammatica potenza, un tracimare impetuoso della personalità schietta dell’Autore, mosso da uno spirito davvero figlio d’altri Tempi, senza per questo apparir ostaggio del passato, ma con lo sguardo rivolto ad esso per trarne ispirazione e giovamento. E’ un commiato secco, anche brusco quello di Aes Grave, perchè non v’è compromesso all’Arte, e chi apprezzerà questo disco ne è ben cosciente. Versiamo il nostro obolo a Caronte e lasciamoci traghettare…

Per informazioni: http://www.darkvinyl.com
Web: http://www.furvus.info
TagsFurvus
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