In Tormentata Quiete: Finestatico

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L’evoluzione delle forme più estreme del metal ha dato corso ad una serie di correnti che applicano al proprio operato elementi apparentemente inconciliabili, eppure proprio questa costante curiosità ha permesso al genere di sopravvivere a se stesso. Da un lato i conservatori, dall’altro gli innovatori, con molti appartenenti alla prima schiera che coll’avanzare degli anni e coll’accumularsi delle esperienze passano all’altro campo. Finestatico segue le coordinate già tracciate nel precedente “Cromagia” del 2014, ampliando ulteriormente lo spettro d’azione che si svolge lungo la durata di sette tracce, mentre liricamente poggia sul concetto di viaggio compiuto nel Cosmo come metafora della ricerca del senso stesso dell’operato dell’Uomo, delle proprie azioni e delle proprie creazioni. La componente prettamente metallica accresce il suo peso, rispetto a “Cromagia”, anche se viene ben bilanciata dall’approccio teatrale che costituisce il tratto distintivo delle opere divulgate sotto la sigla ITQ, la quale ha sicuramente tratto giovamento dall’attività concertistica, intensificata nei mesi trascorsi, potendo così affinare affiatamento ed idee, tanto che l’organicità di Finestatico non va a detrimento della singola fruizione di episodi quali, ad esempio, “Eta Carinae” o “RR Lyrae”; è un disco che nella dimensione live troverà un sicuro sbocco, confermando la bontà di questo progetto, non limitato alla pubblicazione di opere concettuali destinate a rimanere tali. I limiti di questa proposta vanno circoscritti ad un mercato domestico che non è ancora adeguatamente preparato ad accogliere siffatte produzioni, ed il cantato in lingua madre non permetterà al gruppo di ricevere le meritate attenzioni da Oltralpe (ed è un peccato), a meno che qualche illuminato non s’imbatta in Finestatico offrendogli adeguata visibilità. Melodia ed aggressività, soavi voci femminili che interagiscono con gorgoglii agghiaccianti, un tessuto sonoro articolato, attenzione alla tecnica ed alla forma, Finestatico emoziona e coinvolge, dall’attacco dell’iniziale “Zero” fino alla conclusiva “Demiurgo”, strumentale che chiude degnamente questo disco, coi sui cinque minuti scarsi che evocano davvero gli abissi degli spazi interstellari, immensità alla quale non sappiamo ancora, e forse non lo sapremo mai, dare contorni netti. Come, appunto, per i contenuti di Finestatico.

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/intormentataquiete
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