La Grazia Obliqua: La Grazia Obliqua EP

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La Grazie Obliqua è un collettivo di musicisti romani. Attivi dapprima con il laboratorio musicale del Ghostrack Studio di Roma in un progetto audiovisivo, successivamente la band ha sviluppato progetti artistici tra cui la riproposizione dell’intero album omonimo dei Velvet Underground & Nico, gettando in tal modo le basi della propria poetica sonora e concettuale: un mix di ballate oscure elettroacustiche. Dopo alcune esperienze live, i nostri hanno deciso di dedicarsi alla scrittura di brani originali, ripercorrendo le esperienze sonore dei gruppi dei primi anni ’80 che hanno segnato gli albori della new wave e del gothic, senza tralasciare le lezioni dei cantautori del passato.

Il primo frutto di questo lavoro è l’EP La Grazia Obliqua che ha già riscosso successi tra le radio dei circuiti alternativi a cui è stato mandato in anteprima e che in questi giorni viene pubblicato come EP autoprodotto.

In questo album sono presenti cinque brani: Il primo è “SSSR”, la cover di uno degli hit dei CCCP qui riproposto in chiave più introspettiva, con il testo che suona più come una riflessione che un proclama e la musica che sembra un’esaltazione della classe operaia, del lavoro manuale che ha fondato le radici dell’ex Unione Sovietica.

“Scared” è un brano che parte con accordi synthpop per sfumare in un groviglio di suoni più lenti e disorientati, dove la voce è in sottofondo, come un appello che echeggia in un labirinto nel quale un essere umano si è perso, disorientato e spaventato.

“Velvet” è un omaggio allo storico locale romano ed ai ricordi delle serate spensierate e dei concerti degli anni giovanili. Forse per questo ha un sottofondo ballabile, che si mischia con un testo che unisce ricordi nostalgici, riflessioni tragiche sulla fine di alcuni dei frequentatori di quel locale e paragoni con la scena attuale: un piccolo capolavoro che ci dimostra che la vena esistenzialista può infiltrarsi anche in un pezzo ballabile.

“Venus in furs” è un ritorno alle origini del gruppo, che forse si ripropone in questo EP di racchiudere l’essenza di anni di storia musicale in cinque canzoni. Rispetto all’originale, questo pezzo si contraddistingue per le atmosfere oscure, quasi industriali, che si avvicinano al suono ossessivamente malato dei primi Swans, quasi per sottolineare l’oscurità della psiche che cerca un’espressione estrema nelle pratiche SM a cui si riferisce questo celebre brano.

“Come on sun” è come un’invocazione industriale che si eleva dall’oscurità, una richiesta di riempire di luce e calore la realtà fredda e meccanica che ci circonda, forse il mondo intero.

Un bell’esordio che ci lascia in attesa di un album completo di un gruppo che sa trovare un suono originale e testi di spessore.

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