A Projection: Framework

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Framework è il secondo album per la band di Stoccolma A Projection, di cui fanno parte Isak Eriksson, Amos Pagin, Mattias Ruejas Jonson, Linus Högstadius e Jesper Lönn. La loro musica, profondamente radicata negli anni ’80, si incentra su giri di basso potenti, chitarre agili e tessiture ‘sintetiche’ consistenti; molti l’hanno paragonata a quella degli Interpol e in effetti A Projection dimostra di avere la freschezza che caratterizzava la prima fase del gruppo di Paul Banks. Framework contiene tredici brani, tutti di buon livello, anzi alcuni parecchio belli. Apre “Hands” con un basso profondo e sofferto che introduce ad un clima tipicamente ‘gotico’: la ricetta si conosce, per carità, ma i nostri sanno ‘recuperarla’ con passione e partecipazione e i risultati si sentono. Subito dopo “Dark City” aggiunge allo scenario sottili note di synth dal sapore davvero ‘vintage’ e ‘Transition’ riassume gli ‘ingredienti’ principali in un raffinato ‘distillato’ di tradizione postpunk, dominato dal canto intenso di Isak Eriksson. Gradevole anche la seguente “Sensible Ends”, benchè qua e là ‘echeggi’ palesemente i Joy Division, e non si può negare, per altro, che “Scattered” o, poco più avanti, “Next Time”, ricordino i New Order; tuttavia, “I’m Not Here”, con la sua atmosfera cupa e l’andamento nervoso emana quell’attrattiva cui non possiamo sottrarci e il basso di “No Light” è sinceramente adorabile. Per il resto, vale
la pena di segnalare, oltre le suggestive tastiere ‘gotiche’ della tetra e sinistra “Hollow Eyes”, soprattutto la conclusiva “Listen To The Dark”, che chiude con andamento cadenzato e colori assai dark un disco non nuovo ma proprio carino.

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