Dive: Underneath

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Dopo un bel po’ di tempo, torna Dirk Ivens, uno dei pionieri dell’elettronica di stampo industrial, con il suo progetto Dive. Underneath si avvale della collaborazione di Ivan Iusco e Rafael M. Espinosa, entrambi già ‘sperimentati’ in altre occasioni ed è in linea con lo stile abituale del nostro, vicino all’EBM e, comunque, all’elettronica più dura. Le atmosfere sono decisamente oscure, con ritmiche spesso martellanti e tipicamente ipnotiche, ma non bisogna pensare che, per questo, l’ascolto sia faticoso: le sonorità appaiono moderne e coinvolgenti, piacevoli anche per chi non fosse un appassionato del genere e magari lo frequentasse soltanto occasionalmente. Lo scenario si presenta assai fumoso fin dall’opener, la title track, impostata secondo i canoni cui Dive ci aveva già abituato: i colori qui sono nerissimi, il luogo cui veniamo introdotti è un ‘mad world’ e l’epoca una ‘dark age’… come potrebbe essere altrimenti? Sempre robusti i suoni della successiva “Far Away”, anche se sicuramente più orecchiabili, mentre “Sacred Skin” opta per una ritmica ossessiva e l’uso di ‘rumorismi’  di sapore industrial che la parte vocale ‘graffiante’ di certo non ‘addolcisce’ e gli esiti sono a dir poco inquietanti. Benvenuta, quindi, una nuova pausa ‘melodica’ come “Let Me In”, perchè “From Behind” torna alle sonorità apocalittiche e, subito dopo, “Something” a quelle ‘toste’ ed ‘ansiogene’. Molto rumore ‘industriale’ e andamento incalzante anche nella bella “Howling Ground” ma “A Man Came” è, a mio avviso, uno degli episodi migliori, poichè dimostra che un’ossatura totalmente lineare, per non dire minimale e una voce carismatica sono più che sufficienti a tratteggiare visioni da incubo. Infine, dopo “Melt”, ulteriore riuscito esempio di angoscia metropolitana, il disco si conclude con l’efficace “I Want You”, ipnotica e febbrile, che attesta quanto la qualità, quando c’è debba essere oggettivamente apprezzata e, soprattutto, non passi mai di moda.

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