Hante.: Between Hope & Danger

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E’ ormai una garanzia il progetto Hante., dietro il quale si nasconde la talentuosa musicista francese Hélène De Thoury, da tempo in fase creativa, di cui è di recente uscito l’album Between Hope & Danger. In effetti la De Thoury è una delle poche artiste che sia riuscita a mantenere costantemente alto il livello delle sue produzioni, sfornando dischi originali e interessanti in un settore che, per tanti aspetti, sembra aver un po’ esaurito le cose da dire. Le dieci tracce di Between Hope & Danger sono minimali ma ricche di atmosfera, alcune profondamente malinconiche, altre con un andamento più ritmato, in ogni caso tutte belle e, a modo loro, particolari. L’opener “Le Point De Non-Retour” esordisce con toni solenni intrisi di un’accentuata spiritualità, che aprono a tessiture ‘sintetiche’ complesse e di ampio respiro, cui ben si adatta la qualità austera della voce. La seguente “Lies // Light”, con il suo fluire appena più cadenzato, sembra entrare in territori assai più oscuri, nei quali dilaga una tristezza che, anche ascoltando le liriche, appare irrimediabile. Non che in “Empty Space” il clima sia più rilassato, anzi: i temi qui sono solitudine e il vuoto che ne deriva, ottimamente ‘illustrati’ dai cupissimi suoni del synth; “Éternité” ripropone quella spiritualità dal sapore trascendente – qua e là la parte ‘sintetica’ ricorda la grandezza di un organo! – che è una delle caratteristiche delle sonorità di Hante. Finalmente, “Live To Die Another Day” manifesta, nella ritmica, un tocco di vivacità in più, presentandosi come un gradevole e suggestivo pezzo darkwave anche adatto al dancefloor mentre la title track, uno degli episodi più riusciti, torna a ‘lidi’ romantici e intimisti, con i ricami ‘gotici’ della tastiera che disegnano una melodia difficile da dimenticare. Ancora tenebrosa darkwave in “F.O.X.”, prima che, con “Nous ne Ferons qu’Un” lo scenario cambi, introducendo un andamento insolitamente sostenuto dal sapore quasi ‘electro’ che strizza nuovamente l’occhio al dancefloor. Infine i cieli plumbei e minacciosi della cadenzata “Lonely Horse” e la malinconia crepuscolare di “Winter Dreams” concludono un altro album di Hante. totalmente riuscito.

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