A Thousand Hours: Sleep

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E’ uscito da poco il secondo album della band dell’Alaska A Thousand Hours, Sleep. Se il suo monicker riporta inevitabilmente all’omonimo brano dei Cure, dal loro disco Kiss Me Kiss Me Kiss Me del 1987, non si può comunque affermare che la produzione di A Thousand Hours – Red Collier, Demi Haynes, Albert Gresens e Nadi Mack – imiti in tutto e per tutto quella del gruppo di Robert Smith: l’ispirazione si posiziona sicuramente nella medesima ‘area’ – altrimenti non saremmo qui a parlarne! – ma la loro musica appare al momento simile a una miscela, tutto sommato riuscita, di stile gothic e ethereal, con numerosi passaggi piacevoli dai colori sognanti. Vediamo in dettaglio: l’opener “Shipwreck” si avvale efficacemente della collaborazione, alla parte vocale, della musicista loasangelina Sister Calypso, che interpreta con molto pathos una melodia malinconica e romantica ‘condotta’ da una chitarra languida. La seguente “Christina” propone validamente il mood ethereal modello Cocteau Twins, con una ‘soffice’ trama elettronica sulla quale spiccano note di chitarra e canto di angelica soavità e “The Stillness in the Moment” resta fedele all’ispirazione arricchendola di estrose variazioni, che includono una ritmica più decisa e altro, fra cui, ad esempio, rintocchi di campane. Poi, “Bleach”, sulla cui scrittura è intervenuta anche Demi Haynes, ribadisce i colori onirici introducendo un canto di sostanza corale che apre scenari ultraterreni, mentre in “The Understudy”, in cui la voce appartiene a Red Collier, domina una tristezza dolce resa ancora più intensa dal tocco gotico del piano e dai suoni che, in qualche punto, paiono confondersi in una cupa e remota visione. Poi, dopo la vibrante prova cantata di Haynes in “Sleep of Angels” troviamo uno degli episodi più riusciti del disco, “Clutch”, che abbina all’arrangiamento più ‘consistente’, quasi ‘orchestrale’ una parte vocale ‘eterea’ e decisamente magistrale. In chiusura, la melodia delicata e ‘sinuosa’ di “Its Rumoured” precede la cover di un brano dei Cocteau Twins del 1986, “Crushed”, che conclude con note celestiali ed una rara forza evocativa un album bello da ascoltare.

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