Ann Radcliffe: Romanzo Siciliano

0
Condividi:

La seconda opera letteraria di Ann Radcliffe, Romanzo Siciliano, pubblicata nel 1790, precede di qualche anno i due romanzi più famosi, I misteri di Udolpho e L’italiano o il confessionale dei penitenti neri, rispettivamente del 1794 e 1797. Si tratta dunque di un’opera giovanile poco conosciuta rispetto a quelle che hanno reso celebre la scrittrice inglese, ma piuttosto interessante perché mostra in nuce tutte le caratteristiche che saranno portate avanti nei successivi romanzi in modo più complesso e con più ampio respiro.

La Radcliffe ambienta come sempre la sua storia in un ambiente “esotico”, come poteva essere per un inglese della alta borghesia settecentesca il sud dell’Italia e in questo caso la Sicilia. Si tratta però di luoghi totalmente inventati e frutto della fantasia della scrittrice che in realtà non mise mai il naso fuori dalla natia Inghilterra se non per un brevissimo soggiorno nei Paesi Bassi e in Germania. Si tratta dunque di una Sicilia immaginata sulla base di quadri che l’autrice poteva aver visto (in particolar modo quelli di Salvator Rosa e di Claude Lorrain) e che non manca di fortissime imprecisioni, come quando descrive che su un’altura vicino al castello Mazzini è possibile vedere sia Messina con la costa calabra che l’Etna e addirittura la città di Palermo. Nonostante questi errori, la descrizione del paesaggio sia naturale che antropico è fondamentale nel romanzo in quanto strettamente legata all’intreccio delle vicende tanto che sembra vivere all’unisono con la sua protagonista, esprimendone tutti i sentimenti e le emozioni.

Le vicende della giovane e coraggiosa Giulia, in balia di un padre dispotico che la vuole dare in moglie a un duca vecchio e odioso e che è invece innamorata, ricambiata, del bello e gentile conte Veresa, si susseguono in maniera rocambolesca e intricata, a volte anche troppo. Le scene di azione si svolgono soprattutto di notte, tra castelli in rovina pieni di passaggi segreti, anfratti e grotte misteriose, scenari naturali grandiosi e spaventosi, fatti di rupi, gole e precipizi, mentre i momenti di quiete e riposo sono scanditi dalla descrizione di paesaggi bucolici e rassicuranti che la protagonista nella sua fuga attraversa durante il giorno, con assolati e ridenti villaggi popolati di contadini intenti nelle loro semplici attività quotidiane. La Radcliffe riprende infatti le due categorie del pittoresco e del sublime tanto in voga nella seconda metà del ‘700 in Inghilterra: la prima fa riferimento a paesaggi di serena quiete, graziosi e ben curati secondo i canoni dell’arte del giardinaggio teorizzata in questo periodo dagli architetti inglesi; la seconda, invece, consiste nel paesaggio romantico, cioè selvaggio, oscuro e misterioso, in cui la natura non si fa domare dall’uomo, secondo le teorie di Edmund Burke, che nel suo saggio sul sublime definisce come il bello debba avere una componente terrificante e che quindi tali possano essere definiti i paesaggi che incutono meraviglia, stupore e terrore.

La Radcliffe, utilizzando queste teorie alquanto moderne e di voga all’epoca tra gli intellettuali inglesi, le innesta in un racconto popolare fatto di amori infelici, di sventure e morti improvvise, di ombre misteriose e fantasmi che si aggirano in lugubri castelli, di briganti e banditi pronti a rapire giovani donne indifese, conquistando così già all’epoca un enorme successo tra il pubblico. Chiaramente poi il romanzo si conclude a lieto fine, con la soluzione razionale di tutti i misteri e con una serie di agnizioni intuibili già nel corso della lettura, ma questo fa parte del gioco ed è ciò che richiede la morale dell’epoca, per cui il bene sempre trionfa e i malvagi devono essere puniti.

Romanzo Siciliano di Ann Radcliffe, Superbeat Edizioni 2016, Neri Pozza Editore pp. 205

Condividi:

Lascia un commento

*