Nine Inch Nails: Add Violence

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L’attuale ‘parabola’ dei Nine Inch Nails sembra progredire nel più promettente dei modi: questo secondo EP intitolato Add Violence, che segue Not the Actual Events dell’anno scorso ed è parte di una trilogia che, a quanto si è letto, dovrebbe essere completata quest’anno, non ha riscosso en plein di consensi ma, a mio avviso, l’avrebbe meritato: l’impronta è unica e, ovviamente, riconoscibile e se si può ipotizzare che la collaborazione con Atticus Ross abbia contribuito a promuovere l’aspetto più sperimentale della musica dei nostri, ‘imbrigliando’ un po’ i suoni troppo violenti o radicali, per privilegiare abbinamenti non convenzionali, non si può negare che i risultati siano ben soddisfacenti e che l’influenza di Ross stia regalando ai NIN vitalità ed estro. La prima traccia, “Less Than” in un certo senso ‘definisce’ il revival anni’ 80 secondo i NIN: l’irresistibile esordio in modalità synthpop trae in inganno chi si attenda un prosieguo in stile melodico, poichè i suoni ‘lievitano’, arricchendosi di grinta e l’energia dirompente che la voce di Reznor sa trasmettere ‘suggella’ il perfetto equilibrio del brano, più che fra antico e moderno, fra ‘cattiveria’ industrial ed ‘esaltazione’ elettronica. Poi, conclusione brusca e “The Lovers”, uno dei pezzi più significativi, apre uno scenario diverso: elettronica a tinte ‘oniriche’ eppure scandita da beat ‘futuribili’, freddi sussurri ‘robotici’ e la voce ‘incorona’ una delle ‘combinazioni’ più accattivanti che i nostri abbiano ultimamente proposto; la seguente “This Isn’t The Place”, senza cambiare registro, opta per sonorità molto più oscure, intensificate da echi decisamente inquietanti e accostamenti ‘stranianti’, ancora di tenore sperimentale. Infine, per i fan di vecchia data, “Not Anymore” si riallaccia direttamente all’impeto ‘malefico’ e corrosivo della produzione classica, con ‘staffilate’ di una certa potenza e “The Background World”, in oltre undici minuti di musica, sa dare un’idea globale delle possibilità di questi nuovi NIN, muovendosi fra le suggestioni ‘sintetiche’ e il puro rumore ma tenendo desta la tensione tutto il tempo nonostante i lunghi passaggi ripetitivi: una conferma ovvia per i fan del gruppo, una scoperta irrinunciabile per gli altri.

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