“Dunkirk” di Christopher Nolan: si salvi chi può…

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Di Dunkirk, l’opera più recente del mitico Christopher Nolan si sta ‘chiacchierando’ un bel po’ e, per quanto il pubblico si sia diviso nel giudizio, tutti sono stati d’accordo nel riconoscere la grandiosità e la ricchezza del film, che rivelano quanto al regista stesse a cuore questo progetto: ovunque si è letto, infatti, che vi ha lavorato, fra alti e bassi, per circa venticinque anni. Sfruttando la reputazione e posizione raggiunte, Nolan ha qui ‘rivendicato’ la massima libertà possibile – pur dovendo ovviamente rimanere fedele all’incontrovertibile verità storica – imponendo una serie di caratteristiche che, evidentemente, dovevano ‘imprimersi’ alla pellicola: poco rilievo concesso ai personaggi nei loro aspetti ‘privati’ ma ampio spazio alla spettacolarità, limitando comunque al massimo l’uso degli effetti speciali ‘artificiali’ per preferire invece elementi reali (navi, aerei e via dicendo). La suddivisione in tre ‘filoni’ di racconto, che vengono portati avanti in simultanea intrecciandosi con modalità originali, è palesemente funzionale all’interesse sempre mostrato dal regista per l’idea di tempo: le azioni che si svolgono hanno infatti durata differente – una settimana, un giorno, un’ora – e curarne contemporaneamente lo sviluppo consentendo anche allo spettatore di capire ciò che accade sembrerebbe impossibile se non fosse così ben riuscito in Dunkirk. Considerando che, ogni tanto, Interstellar si inceppava lasciandoci alla fine vagare in un mare di domande senza risposta, ci rendiamo conto di quanto qui la pellicola fluisca con coerenza fino alle ultime scene, narrando una vicenda non solo da punti di vista diversi ma anche alterandone, in un certo senso, la cronologia, senza che la visione mostri mai eventi indecifrabili ma semplicemente offrendo una comprensione davvero globale. Una costruzione del genere si suppone sia stata studiata con la massima razionalità, ma non bisogna pensare di trovarsi poi di fronte ad uno spettacolo ‘freddo’ e incapace di suscitare partecipazione emotiva, tutt’altro: dubito fortemente che qualcuno che abbia seguito con attenzione i centosei minuti di Dunkirk sia riucito a sottrarsi alla suspense derivata dall’organizzazione di un viaggio da cui, com’è noto, doveva conseguire la salvezza quasi miracolosa di circa 350.000 soldati inglesi, rimasti a lungo in attesa sulla costa, esposti ad ogni genere di attacco da parte dei nemici vittoriosi.

Poco si può dire, comunque, della battaglia di Dunkirk che non si sappia dai libri di storia. La concezione antimilitarista che è alla base del film ha motivato probabilmente la scelta di non dilungarsi, come si diceva, sui personaggi e sulle esistenze dei singoli – nessuno di loro emerge più di tanto rispetto agli altri, benché ognuno sia dotato di caratteristiche proprie – bensì di privilegiare un’ottica collettiva che includa i destini di tutti coloro i quali, ciascuno con il suo individuale contributo, vissero quegli eventi. Trattandosi del punto di vista degli inglesi, poco o niente si sa delle forze tedesche che rappresentavano la loro controparte e tale aspetto è stato contestato da molti che hanno rilevato nel film un eccessivo patriottismo, come se fosse stato un obbligo, per il regista, mantenersi obiettivo e Dunkirk fosse stato un manuale scolastico invece che l’opera d’arte di un singolo che trasmette al suo pubblico il proprio modo di sentire. In ogni caso, già la scelta di produrre una pellicola di colossale ampiezza, investendo energia e mezzi, per raccontare quella che per inglesi e francesi fu, alla fine, una bruciante sconfitta attesta la visione ‘universale’ di Nolan che, del suo esercito in guerra evidenzia i tratti più veri: l’istinto di sopravvivenza e la brama di salvezza, stimoli assai più potenti di qualsiasi ideologia. Ecco che, più che le vite private’, qui importava descrivere l’orrore della guerra e le sofferenze di chi ne è colpito, oltre all’eroismo silenzioso della gente comune che, ritenendosi coinvolta nella tragedia che si è abbattuta sul suo paese, decide di stringersi attorno ai soldati senza pretendere da loro spettacolari prodezze ma piuttosto rischiando in prima persona per riportarli in salvo a casa. La grandiosità delle immagini è dunque finalizzata a trasmettere con forza – ma senza ridondanza! – un messaggio semplice e umano. Il risultato è un’opera incisiva ed essenziale, del tutto priva di retorica, ma ricca di splendide immagini, impreziosita da una colonna sonora pregevole (Hans Zimmer, ancora una volta, al suo meglio) e all’avanguardia sul piano tecnico: in parole povere, un film di Christopher Nolan

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