Eva Can't: Gravatum

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Opera quarta, e prima per MKM, per questo progetto che ha base in Bologna e che raccoglie sotto la sua egida membri di In Tormentata Quiete (da noi già recensiti), Malnatt e Mors Tua. Fertile humus ove affondano le radici di Eva Can’t (moniker assai intrigante), all’ascoltatore si offre una versione estremamente teatrale del metal più introverso che si condensa in sette episodi che fin dai titoli loro apposti non possono non suscitare l’attenzione dell’uditorio più incline all’esplorazione dei margini estremi dell’universo alternativo. Trovo un riferimento, nella proposta dei bolognesi, alla materia a suo tempo affrontata dai siracusani Fiaba (dei quali ricordo con estremo piacere “Il cappello a tre punte” e “XII l’appiccato”, fulgidi esempi di fusione perfetta fra metal, tradizione progressiva italica e folk mediterraneo). Forse un ostacolo alla sua maggiore diffusione, l’imbandire un desco così ricco di pietanze speziatissime, ma davvero ogni singola canzone di Gravatum vi stupirà ad ogni svolta, non si contano mutamenti d’umore e d’ambientazione che rendono la narrazione avvincente, merito della prova superlativa alla quale si sottopongono i quattro musicisti. I quali sanno anche alleggerire l’impianto consegnandoci una “Oceano” che rimanda ai Novembre ed ai Klimt 1918, perfettamente incastonata tra le tre che la precedono e le altrettante che la seguono. Emozionante ed avvincente.

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