Gold Class: Drum

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Gold Class, band di Melbourne in attività da qualche anno, ha pubblicato quest’anno il secondo album, Drum. L’ispirazione dei quattro – Evan James Purdey, Jon Shub,Adam Curley e Logan Gibson – viene da lontano o, per meglio dire, dal passato ma, come spesso avviene nel caso di musicisti non di formazione europea, viene rielaborata e ‘rinvigorita’, evolvendosi dall’iniziale modello ‘Editors’, così tanto in voga, in direzione di sonorità più energiche e incisive, con chitarra grintosa in bella evidenza insieme al basso dal piglio deciso, mentre Curley alla voce dimostra di sapere il fatto suo, per altro sfoderando testi che vanno di certo ascoltati. Inizio più che vigoroso con “Twist In The Dark”, vivacemente ritmata e con una parte vocale travolgente mentre il ‘giro’ di chitarra è di quelli che rimangono impressi; prosegue al galoppo con un basso insistente la seguente“Rose Blind” ma è con pezzi come “Get Yours” che si manifestano le potenzialità della band che gioca sulla velocità del basso e su note di chitarra sonore e graffianti. Naturalmente non mancano tracce più ‘pacate’ nei toni e dall’andamento più rilassato: si prenda per esempio “Trouble Fun” che tuttavia, lungi dal rappresentare un momento meditativo o ‘intimo’, abbina la ritmica moderata a insolite dissonanze di una certa efficacia; sulla stessa linea si colloca la successiva “Bully” di cui colpisce nuovamente la chitarra acuta e ‘squillante’. Poi, bypassato il mood ben cupo di “Thinking of Strangers”, troviamo uno degli episodi migliori, “We Were Never Too Much” in cui i nostri sembrano aver trovato l’equilibrio perfetto fra la formula più melodica e la ‘cattiveria’ pungente dei brani più veloci e aggressivi. Delle restanti tracce segnalo, infine, “Lux” che conclude con l’abituale grinta mordente ma anche vagamente ‘ammiccante’ un disco al quale va sicuramente data una chance.

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