Guerre Froide: Coruscant

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A circa tre anni da Avant-dernière pensée i Guerre Froide pubblicano il loro quarto album dopo la reunion del 2006-07 (di cui ci aveva parlato Yves) in un’intervista.
In Coruscant viene lasciato ampio spazio a Claudine Sabatel Sourdeval (cantante dei Dear Deer), che già li affiancava nei concerti in Francia. Si tratta, nella piena tradizione di questo gruppo, di un lavoro che getta uno sguardo esistenziale e disincantato sulla vita e sulla nostra impotenza di fronte allo scorrere del tempo, con la profondità che solo chi affonda le proprie radici nella storia e ha forgiato la propria visione alla luce della musica e delle letture, distopiche e profetiche, che affiancavano la new wave agli esordi, può fare. Quest’album è come se gridasse “intravedo il traguardo ma conoscevo già la strada”; una constatazione o forse un monito per le nuove generazioni che si accostano a questa musica.
Il pezzo che apre l’album, “La Balance”, è un dialogo sul dialogo e sull’ambiguità, l’uso, il significato delle parole, che a volte echeggiano nella nostra mente come un bilancio sulla nostra vita, che si snoda su un suono minimale dei synth ai quali si affiancano, in un amalgama perfetto che li rende indistinguibili, gli altri strumenti.
In “Moralité” le voci di Yves e Claudine si alternano e a tratti si uniscono in un duetto, su una musica sempre essenziale, ma più decisa e nervosa, con degli echi quasi ipnotici, che paiono una metafora sonora del testo che pare un puzzle di pensieri sulle abitudini e sull’impenetrabilità delle persone che non si uniformano.
“Ça moin ça” pare come un dialogo tra un uomo che parla dei sogni o delle illusioni sul domani e una voce che sembra volergli ricordare la realtà, perché il domani è “fatale errore del prossimo giorno” e alla fine ci si rende conto di non sapere chi si è. In questo pezzo il synth e la sezione ritmica sono in evidenza, come per dare l’idea di un movimento meccanizzato, una rappresentazione sonora di una società che ci dà l’illusione della libertà guidandoci invece come dei robot.
“La chiene” è un pezzo dall’impatto emotivo molto forte: qui i suoni rallentano e diventano rarefatti, evidenziando il contrasto tra Claudine che canta una specie di favola e la voce di Yves che invece parla, come per dare voce a pensieri che hanno dimorato a lungo nella testa, per elevarsi alla fine in un canto quasi urlato, disperato, come lo sguardo di chi capisce che la strada alle sue spalle è molto più lunga di quella che resta davanti.
“Mademoiselle” utilizza lingue diverse come per evidenziare una delle magie che permette il mondo della musica: l’amicizia tra persone di età diverse, che difficilmente in altri contesti entrerebbero in contatto. Yves recita “Cosa fai qui, gli spettri del fine secolo” e Claudine replica con frasi sul mal di vivere, che spesso accomuna chi si avvicina alla nostra scena: un sentimento immutato di fronte allo scorrere del tempo. La musica ha delle lente sonorità minimal con delle referenze forti ai suoni degli anni ’80, quelli dei loro primi album, e mi piace pensare che il “dance dance” che canta Yves alla fine del pezzo sia un metaforico cameo di “Transmission”.
“Coruscant” ha un suono opprimente, quasi industriale, con la base ritmica che si ripete ossessiva, come il rumore di un macchinario, e una tastiera gelida che fa da contraltare, come la voce di Claudine rispetto a quella di Yves recita con voce nervosa parole che sembrano scritte anni fa, forse per descrivere ciò in cui ci si è riconosciuti per tutta la vita.
“Le voyeur” ha la struttura di una canzone wave, con accordi decisi scanditi con una certa lentezza ma che accelerano nel refrain, ed è quella che per sonorità si avvicina di più agli album precedenti, con Claudine che canta in duetto solo nei refrain. Il testo parla, poeticamente ed introspettivamente, di un voyeur che riempie i suoi occhi di immagini, ma non riesce a dirigersi verso la donna che lo stava aspettando.
“Alors” è un brano sui “burattinai” che manovrano le masse con false promesse e le briciole della loro ricchezza; musicalmente si stacca un po’ dal resto dell’album proponendo una ballata pregna di malinconia suonata con chitarra basso e batteria.
Oltre a questi brani stampati su vinile, nella versione digitale, sono presenti due bonus tracks: “Tord-moi”, è la trasposizione in musica delle tante, troppe discussioni che costellano la vita di molte coppie i cui membri hanno caratteri differenti; il ritmo è incalzante, agitato come la rabbia, nervoso come le chitarre graffianti, con il volume che aumenta nel corso del brano, esattamente come le voci durante una lite.
La seconda bonus track è la versione di un pezzo storico della band “Ersatz”, qui riproposta in duetto e con chitarra e basso molto più in primo piano rispetto alla versione originale.
È un album imprescindibile, sia per i membri della vecchia guardia, che probabilmente ci troveranno riflessi i propri stati d’animo, sia per le nuove leve, per comprendere che la “musica oscura” e la new wave in particolare è molto più che un dress code: è una comunità di sentimenti, pensieri e visioni.

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