Drift: Genderland

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Drift, progetto solista di Nathalie Bruno, dopo Black Devotion si fa nuovamente sentire e pubblica l’EP Genderland: sette brani minimal synth dai suoni aerei e dai malinconici colori ‘pastello’, in cui l’unica vena davvero oscura è tracciata occasionalmente dalle linee di basso. Il brio accattivante della musicista è qui al servizio di contenuti impegnativi, fra i quali il tema dell’identità sessuale, ma non si rilevano conflitti fra questi due aspetti, che procedono sempre in impeccabile armonia, con soluzioni talvolta insolite e sorprendenti. Il primo pezzo, “Paradise”, ‘ondeggia’ fra sonorità elettroniche celestiali, voci eteree in interazione e una ritmica cadenzata di sottofondo che crea un effetto ipnotico. Poi, se “Lines” opta per uno scenario un po’ più cupo sottolineato dal basso insistente e le voci si tingono di malinconia, la seguente title track mostra una tessitura sonora più consistente e composita, palesemente influenzata dai suoni del reggae o comunque dal sapore esotico, con alternanza di passaggi delicati e note spumeggianti. Quindi, dopo la ‘verve’ quasi ballabile ma non banale di “Always”, ecco la deliziosa “Social Front” con le sue seducenti sonorità pop-wave e, infine, la più debole “Calculations”, l’unica che si trascina un po’ stancamente come una nenia un po’ ‘usata’. Chiude l’EP una differente versione di “Genderland” (Jay Glass Dubs smoke version) che la stravolge a sufficienza dilungandosi per oltre sette minuti e facendo un po’ rimpiangere l’originale, ma non pregiudica l’impressione complessivamente positiva suscitata dalla musica di Drift.

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