Ritual Howls: Their Body

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Esce in questi giorni l’ultimo lavoro dei Ritual Howls, il trio di Detroit divenuto, nel giro di qualche anno, un riferimento imprescindibile per il postpunk revival di qualità. Their Body è un EP con cinque brani in cui i legami con il passato appaiono paradossalmente più forti che in precedenza: mai come in questo disco i Joy Division sono parsi tanto presenti, nel suono del basso, così somigliante, e nella desolazione degli scenari, disegnati forse con maggior essenzialità, ma dominati da un senso di solitudine che non può non colpire. Tracce dell’abituale eclettismo si riconoscono comunque fin dal primo pezzo, “This Is Transcendence”, forse l’unico a colori darkwave e caratterizzato da un’insolita limpidezza dei suoni: la trama elettronica non potrebbe essere più suggestiva , così come la ritmica pulsante e la melodia appare riuscita e godibile. L’atmosfera si fa più sinistra nella seguente “A Manifestation of Time”, in un certo senso più in linea con le sonorità dei Ritual Howls che già avevamo conosciuto, in cui il basso di Ben Saginaw fa letteralmente faville mentre la title track rende al postpunk il più tetro degli omaggi, arricchendolo di poche, azzeccatissime ‘pennellate’ industrial. Poi, “Perfume” concentra nelle linee di synth oscurità e malessere, con chitarra e basso, cupissimi, all’inseguimento e la fredda voce di Bancell sembra ‘venata’ di cattiveria; a chiudere le danze troviamo “Blood Red Moon”, che conclude in perfetto mood ‘cinematico’ (Morricone forever!) un altro disco notevole e, soprattutto, solido.

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