Sally Dige: Holding On

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Torna la berlino/canadese Sally Dige con il secondo lavoro Holding On. La sua musica che, già parlando del precedente Hard To Please, avevamo inquadrato in area synthwave, non propone in questo caso cambi di direzione: ferma restando la sostanza elettronica e l’impostazione tutto sommato lineare – a quanto si è letto, l’artista avrebbe qui usato esclusivamente la propria voce ed un synth – le tracce dell’album, anche adatte per animare il dancefloor, scorrono con leggerezza ed eleganza ed offrono un ascolto in genere gradevole e non necessariamente di scarso impegno. L’opener “Holding On” si allinea con la scelta stilistica preferita dalla Dige: melodia stuzzicante scandita dal ritmo vivace il giusto, dal tipico sound ‘vintage’, canto naturale, qua e là caratterizzato da una certa sensualità, anche se, nel complesso, non troppo variegato. Sempre sonorità ‘ottantiane’ si ritrovano nella seguente “Emptiness”, mentre “Be Gone”, con i suoi ‘arabeschi’ sintetici, è uno degli episodi migliori, pervasa com’è da una tenue malinconia. Quindi, oltrepassata la fluida e orecchiabile “Sail To Me” e i colori più cupi di “I Can’t Be”, troviamo l’accattivante melodia di “This Life”, in cui ancora una volta serpeggia una sensualità ammiccante ed un mood di altri tempi. Infine, lo scenario ipnotico e vagamente onirico di “No Need To Pretend” e l’Extended Mix dai risvolti electro del primo brano “Holding On” concludono in modo spigliato un disco sufficientemente vario e non banale.

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