The Tapes: Time Out Of Joint

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I The Tapes fanno parte della storia della musica post-industriale italiana: erano un duo genovese composto dai fratelli Giancarlo e Roberto Drago. I Tapes hanno incarnato un’idea di sperimentazione senza compromessi fin dal loro esordio Radiation”. Giancarlo Drago sostiene di “aver avuto un approccio punk” ma di non amare le chitarre ma “i sintetizzatori e il rumore”. Questi presupposti “filosofici” li ritroviamo puntualmente nella loro produzione sin dall’esordio “Radiations” per proseguire con “Emoglobinemia”, “Falso Movimento”, “Totem” e “Partitura Incompiuta Per Pianola Meccanica”.  A ben vedere la loro musica non è poi così lontana da certe sperimentazioni radicali del fole sperimentatore tedesco Conrad Schnizler. L’ultimo disco dei The Tapes prima dello scioglimento si chiamava Il Tempio e d uscì in formato cassetta nel 1993. Ora la sempre più attiva e meritoria etichetta svizzera Luce Sia ripropone un’edizione speciale di quel vecchio lavoro sempre su cassetta con in aggiunta un bonus cdr contenente 2 pezzi composti per un’esibizione in collaborazione con il fotografo Roberto Piu. Questa nuova versione è intitolata Time Out Of Joint  (omaggio a Philip K. Dick?) ed è stata completamente rivista e rimasterizzata per l’occasione. Ascoltando questo materiale non si può non rilevare come la carica dissacratoria non sia andata perduta e, anzi, in una società pazzesca come quella attuale, il particolare approccio dei The Tapes risulta  centrato nel descrivere il declino della società occidentale. Pezzi come la danza glaciale e futurista “Tanz Fabrik” o la minimale, apocalittica ed elettronica “Berlin 89” sono piccoli esempi di sopraffino artigianato industriale. La materia sonora viene modellata dai The Tapes creando delle piccole miniature che fungono da perfetta colonna sonora per un paesaggio post-industriale come in “Time Out Of Joint” e “Notturno”. Le 2 tracce del cdr – intitolate “Il Martello Cromatico” e “Sonda Cromatica” – sono caratterizzate da ambientazioni sonore fluide e rumoriste in cui la mente dell’ascoltatore può abbandonarsi a creare una serie di immagini mentali. Per cacciatori di materiale d’archivio dell’industrial italiano.

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