Video Diva: (s)àcrata

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In circolazione dal 1999, i toscani Video Diva pubblicano in questi giorni il loro primo album vero e proprio, (s)àcrata, che è stato registrato a Firenze fra il 2016 e il 2017. Nata negli ambienti underground fiorentini, dopo una serie di rimaneggiamenti la band consta oggi di tre componenti: Antonio Torino, Davide Valecchi e Lorenzo Petti, autore anche dei testi: la forma espressiva scelta dai Video Diva deve il suo significato – e il suo valore! – alla sintonia funzionale fra la musica e le parole, giustamente in italiano e intimamente legate a contesti nostrani, oltre che alle esperienze di chi le ha scritte, dotate per altro di notevole oscurità. Gli arrangiamenti di impronta decisamente postpunk hanno un sound ‘d’epoca’ ma non certo ‘usurato’ e le atmosfere estremamente ‘dark’, tratteggiate dal basso teso e da una chitarra di grande carattere, fanno eco al chiuso pessimismo delle liriche. Apre la title track con andamento asciutto e cadenzato e il riff che si ripete, fissandosi nella mente di chi ascolta, è sicuramente uno dei più riusciti – come un ‘marchio’ che ‘incornicia’ e completa la rabbia ‘amplificata’ delle parole – e viene infatti ripreso in chiusura (“Carma”). “Samantha” propone con chiarezza quella che si può definire la formula dell’album: una chitarra incisiva che sa anche mordere, una ritmica nervosa e il vocalist libero di manifestare tutto il suo carisma. Poi, arpeggi ‘depressi’ aprono il terzo brano, “Sei da Solo”, dove il testo ferisce come e forse più della chitarra e subito dopo, “L’incuria” inaugura un’inattesa verve rock con una chitarra che all’occasione sa essere molto graffiante mentre i riferimenti religiosi nelle liriche fanno tracciare inevitabilmente un parallelo con il padrenostro ben più noisy del Teatro degli Orrori. La tensione rimane incalzante anche nella successiva “Quindici18”, il cui scenario accoglie con note impellenti di chitarra tutta la rabbia che si irradia dal canto; ce n’è ancora in “Inconsciamente Vago”, prima che le luci si oscurino e “Orizzonte Piatto” non ci consegni un altro riff incancellabile, stavolta alla chitarra. Infine, dopo l’energia perentoria di “Non per Orgoglio”, episodio davvero coinvolgente, “Carma” conclude offrendo al basso l’ultima parola per un momento quasi riflessivo: così termina un disco che oscilla fra un’interiorità cupa ed un vigore caustico e ‘piccante’ – acrata è un peperoncino, ci dicono…. – valido sotto tutti gli aspetti, da gustarsi ascolto dopo ascolto.

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